La crisi scolastica e la superstizione degli orari lunghi. Di Luigi Eunaudi (1913)

21 Ott

… Da vent’anni a questa parte le ore di fiato messe sul mercato dai
professori secondari sono andate spaventosamente aumentando. Specie
nelle grandi città, dalle 10 a 12 ore settimanali, che erano i massimi
di un tempo, si è giunti, a furia di orari normali prolungati e di
classi aggiunte, alle 15, alle 20, alle 25 e anche alle 30 e più ore
per settimana. Tutto ciò può sembrare ragionevole solo ai burocrati
che passano 7 od 8 ore del giorno all’ufficio, seduti ad emarginare
pratiche. A costoro può sembrare che i professori con le loro 20-30
ore di lezione per settimana e colle vacanze, lunghe e brevi, siano
dei perditempo. Chi guarda invece alla realtà dei risultati
intellettuali e morali della scuola deve riconoscere che nessuna
jattura può essere più grande di questa. La merce «fiato» perde in
qualità tutto ciò che guadagna in quantità. Chi ha vissuto nella
scuola sa che non si può vendere impunemente fiato per 20 ore alla
settimana, tanto meno per 30 ore. La scuola, a volerla fare sul serio,
con intenti educativi, logora. Appena si supera un certo segno, è
inevitabile che l’insegnante cerchi di perdere il tempo, pur di far
passare le ore. Buona parte dell’orario viene perduto in minuti di
attesa e di uscita, in appelli, in interrogazioni stracche, in compiti
da farsi in scuola, ecc., ecc. Nasce una complicità dolorosa ma fatale
tra insegnanti e scolari a far passare il tempo, pur di far l’orario
prescritto dai regolamenti e di esaurire quelle cose senza senso che
sono i programmi. La scuola diventa un locale, dove sta seduto un uomo
incaricato di tenere a bada per tante ore al giorno i ragazzi dai 10
ai 18 anni di età ed un ufficio il quale rilascia alla fine del corso
dei diplomi stampati. Scolari svogliati, genitori irritati di dover
pagare le tasse, insegnanti malcontenti; ecco il quadro della scuola
secondaria d’oggi in Italia.

Non dico che la colpa di tutto ciò siano gli orari lunghi; ma certo
gli orari lunghi sono l’esponente e nello stesso tempo un’aggravante
di tutta una falsa concezione della missione della scuola media …”.

(Dal Corriere della Sera, 21 aprile 1913).

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Una Risposta to “La crisi scolastica e la superstizione degli orari lunghi. Di Luigi Eunaudi (1913)”

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  1. 24 va bene se sei jack bauer « cheremone - 22 ottobre 2012

    […] sul mio nuovo sito di riferimento c’è una cosa scritta 99 anni fa da Luigi Einaudi, non esattamente “un […]

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