Comunicato dei docenti del Liceo Virgilio di Roma

23 Ott

In merito all’articolo 3 della Legge di stabilità, in discussione al Parlamento,i docenti del Liceo Virgilio intendono esprimere il proprio dissenso verso una serie di provvedimenti che, qualora venissero approvati, arrecherebbero un danno enorme all’istruzione. Esprimono il proprio sconcerto per il fatto che tali provvedimenti siano nell’agenda di un governo che mesi addietro si è proposto di fronte alla società civile e all’Europa come inizio di una rigenerazione etica di un paese da troppo tempo offeso a causa di una classe politica inadeguata e corrotta.

In questo frangente di crisi economica che attraversa il paese e colpisce ampie fasce sociali i docenti non avrebbero certo sperato di ottenere un adeguamento dei loro stipendi a standard più dignitosi, come in molti paesi di quell’Europa a cui si guarda; nonostante la perdita del potere d’acquisto a fronte di una crescita di mansioni, era sembrato saggio sospendere le rivendicazioni salariali e rinviarle a tempi migliori.

Tuttavia, al senso di responsabilità di quanti lavorano nella scuola evidentemente non corrisponde quello di chi governa il paese: nonostante la scuola negli ultimi anni abbia già pagato subendo non pochi tagli , nella Legge di stabilità hanno trovato spazio proposte altamente lesive della dignità dei docenti, dannose e offensive verso l’istruzione pubblica e verso il paese intero.

Proposte lesive della dignità dei docenti perché fondate sulla convinzione che il loro lavoro si svolga solo nelle diciotto ore dell’orario mattutino, quando invece non può certo sfuggire agli addetti ai lavori che il contratto prevede altre 40+ 40 ore e che non sono certo queste riconosciute a contenere tutte le attività connesse alla professione ( preparazione e correzione delle verifiche, organizzazione delle lezioni, aggiornamento etc.) e non riconosciute.

Una menzogna è stata assunta e presentata come verità per giustificare i tagli alla scuola, mascherandoli dietro un finto obiettivo di efficienza destinato ad essere accolto dalla simpatia di tutti coloro che, non conoscendo da vicino la realtà della professione docente, agli insegnanti hanno sempre pensato come ad una categoria privilegiata.

Un’offesa verso la scuola pubblica

E’ evidente che, qualora l’orario di cattedra fosse portato da diciotto a ventiquattro ore, i docenti non potrebbero più curare quel che tentano di fare quotidianamente con dignità. La crescita delle verifiche diverrebbe insostenibile; la qualità delle lezioni diverrebbe scadente ( forse anche solo per stanchezza); la possibilità di diversificare la didattica , al fine di ridurre al minimo la dispersione e al contempo di motivare i migliori, sarebbe di fatto annullata; un lavoro artigianale, quale quello svolto finora, diverrebbe una mostruosa catena di montaggio destinata a sfornare individui più ignoranti ( ancora di più di quanto già adesso viene rimproverato alla scuola) e privi di strumenti critici.

Inoltre l’esclusione dei precari, preziosa risorsa della scuola, tagliati fuori- secondo questo perverso disegno- da supplenze temporanee e annuali, determinerebbe il venir meno di quella preziosa osmosi che nella scuola ha sempre trovato il suo terreno più fertile: lo scambio tra generazioni di insegnanti maturi e più esperti con quelli più giovani e freschi di energie, quel contatto tra generazioni di anziani, giovani e giovanissimi ( gli studenti) che ha sempre consentito il convivere della memoria del passato accanto alle prospettive future.

Un’offesa al paese intero

La scuola è il luogo dove si formano le nuove generazioni, i cittadini futuri dell’Italia e dell’Europa .

Abbassando la qualità dell’istruzione si arreca un danno che non si limiterebbe al presente, ma, come un’onda lunga, si abbatterebbe sulle prossime generazioni. C’è una bella differenza tra tagliare i rami secchi (gli sprechi ) e lo stroncare un albero alle radici: i frutti son perduti per sempre.

I docenti del Liceo Virgilio auspicano da parte del Ministro, del Governo e del Parlamento una più attenta riflessione che porti alla cancellazione delle attuali proposte dell’articolo 3 della Legge di stabilità, nella convinzione che l’istruzione sia un bene comune di tutto il paese e che ad essa vada riservata la massima cura e rispetto.

Roma, 18 ottobre 2012

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