Documento dei docenti del Liceo Montale di Roma

23 Ott

 In merito alla disposizione contenuta nel Disegno di Legge di stabilità sull’innalzamento dell’orario dei docenti a 24 ore frontali di servizio senza corrispondente aumento della retribuzione, noi docenti del Liceo Montale esprimiamo la nostra ferma opposizione e rileviamo quanto segue:

– Il lavoro di un docente nella scuola non si esaurisce affatto nelle 18 ore che continuamente ci vengono rinfacciate come esempio di scarsa operosità. Al contrario, ognuna di quelle diciotto ore è il risultato, il punto terminale di un lavoro di organizzazione e di selezione, sempre diverso a seconda delle classi e della situazione che si affronta concretamente, di un lavoro che richiede molto impegno, non solo in termini quantitativi ma anche psicologici ed umani, dal momento che non si lavora con oggetti inerti e dispositivi automatici, ma con soggetti umani, da orientare, accompagnare e motivare in una delicata fase della loro crescita. Punto finale di una fase preparatoria, ed anche punto di partenza per una nuova tappa, da raggiungere attraverso la correzione degli elaborati, la preparazione di strumenti didattici mirati, la ricerca innescata proprio dal dialogo didattico che si realizza nella lezione frontale. Se questo ha caratterizzato sempre la professione del docente, più che mai deve essere affermato oggi: mai come nell’epoca storica che stiamo attraversando, piena di interrogativi drammatici sul futuro soprattutto per il mondo giovanile, la funzione di guida e di sostegno efficace del docente rispetto ai ragazzi deve essere valorizzata, tutelata e salvaguardata.

– Una attività così complessa, che ci si onora di svolgere in una dimensione di servizio pubblico, come contributo a quella crescita civile della collettività che dovrebbe essere tra gli obiettivi primari di chi amministra la Repubblica, è stata messa in gravi difficoltà dalle riforme attuate dal precedente governo. I tagli indiscriminati, senza alcun progetto didattico, che hanno eliminato materie ed ore di insegnamento nei diversi indirizzi, con l’unico scopo di risparmiare, hanno di fatto polverizzato le cattedre e instaurato un regime di crescente discontinuità didattica. La riforma Tremonti-Gelmini, peraltro non ancora andata a regime dal momento che abbiamo altri due anni scolastici prima che si estenda all’intero quinquennio del ciclo secondario, dunque tuttora operativa in termini di destabilizzazione ed eliminazione di cattedre e posti di lavoro, ha creato nelle scuole una situazione di caos, di cui soltanto chi opera nel settore, purtroppo, è pienamente consapevole: difficile per i Dirigenti fare le cattedre e “tappare” tutti i “buchi”, difficile insegnare per il docente, che si ritrova moltissime classi e vede aumentata la sua mole di lavoro, quasi impossibile per i giovani docenti trovare occupazione, ma soprattutto devastante per i ragazzi, che cambiano docente ogni anno e non hanno la possibilità di realizzare quella crescita che si fonda imprescindibilmente su una programmazione a lungo termine, su un progetto educativo forte.

– Ora si apprende che il Ministro della Pubblica Istruzione, il quale dovrebbe conoscere un simile quadro e dovrebbe in prima persona impegnarsi a cambiarlo, non ritiene già di dover attuare una riconsiderazione complessiva del progetto educativo in vista del suo rilancio e della sua tutela, ma intende procedere con l’innalzamento a 24 ore dell’orario di servizio. Tale provvedimento renderà tutto ancora più difficile: aumentando il numero delle classi per ogni docente, quel provvedimento renderà molto più pesante non soltanto la sua giornata scolastica, ma anche il lavoro invisibile, assai reale e consistente, che sta “dietro” quelle ore frontali, di cui abbasserà di fatto la qualità e l’efficacia, dequalificando inevitabilmente l’intero servizio scolastico. Ad impressionare, al di là di tutto, è l’insensibilità, l’incapacità di comprendere il carattere specifico di questa professione.
Ed è del tutto conseguenziale a tale incomprensione il fatto che questo “progetto ministeriale” sia stato concepito “a costo zero”, senza cioè prevedere per i docenti, nemmeno in termini simbolici, il corrispondente aumento della retribuzione, omissione gravissima, che viola sia il regime contrattuale degli insegnanti sia l’articolo 36 della Costituzione Italiana, che recita: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro.”

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