Documento dei docenti del Liceo “Seneca” di Roma approvato nel collegio del 18/10/2012

24 Ott

Agli Onorevoli della Camera dei Deputati

MAESTRI LAUREATI UMILIATI E OFFESI

Sono tanti coloro che invidiano le 18 ore degli insegnanti. La responsabilità è tutta nostra: troppo schivi, abituati a vivere immersi nello studio, abbiamo trascurato di spiegare alla società, i cui figli educhiamo, qual è l’effettivo carico di ore lavorative della nostra attività.

Nel frattempo abbiamo assistito, composti ed operosi, a un duro attacco pianificato alla Scuola pubblica, che ha creato gravi difficoltà a causa di tagli indiscriminati relativi a materie e ore d’insegnamento con l’unico scopo di risparmiare. Il processo culmina nell’attuale Disegno di Legge di stabilità 2013 contenente la disposizione secondo cui la funzione docente, la dignità professionale degli insegnanti, la qualità della scuola pubblica e l’insegnamento dei nostri giovani possono, nella difficile congiuntura economica dl Paese, “sacrificarsi” ulteriormente. 721 milioni di euro di risparmio “vale” questo provvedimento relativo ai docenti che, dopo il blocco degli scatti di anzianità previsto, al momento, fino al 2017, si vedono aumentare, a parità di trattamento economico, l’orario di servizio da 18 a 24 ore settimanali, con grande plauso e soddisfazione di buona parte dell’opinione pubblica, dei media e della stampa.

Maltrattati e offesi nella nostra dignità dalle Istituzioni pubbliche,

noi, Maestri laureati che sappiamo di greco e di latino, docenti di ruolo, precari, supplenti annuali e temporanei,

esprimiamo la nostra ferma opposizione ai contenuti di questo ennesimo attacco alla nostra professionalità riservandoli di attuare azioni più incisive. Intendiamo innanzitutto spiegare in termini quantitativi la nostra ordinaria attività lavorativa, imprescindibile da un oneroso impegno psicologico e umano, che ci onoriamo di svolgere al servizio dello Stato. Escludendo pertanto attività straordinarie e dovute come esami di Stato, corsi di recupero, sportelli pomeridiani, attività di coordinamento delle classi, progetti, il nostro complesso lavoro si articola come segue:

18 ore settimanali: Tempo effettivamente lavorato, senza alcuna pausa caffè, al cospetto di classi diverse di ora in ora, di 26 alunni in media;

2 ore settimanali: numero medio di “buchi” in orario, in cui è impossibile effettuare altre attività, e ore durante le quali ogni insegnante sistema registro e materiale vario;

1 ora settimanale: ricevimento settimanale dei genitori;

8 ore annuali: ricevimento pomeridiano delle famiglie, diviso in due pomeriggi;

numero variabile di ore per consigli mensili riservati e aperti delle varie classi, collegi docenti (della durata media di 3 ore), riunioni di dipartimento (4 ore annuali), riunioni straordinarie, anche relative ai ragazzi disabili e con disturbi specifici dell’apprendimento, scrutini di fine trimestre o quadrimestre, compilazione spesso manuale di pagelle, pagellini, tabelloni;

1 o 2 ore giornaliere: tempo medio di preparazione per le lezioni frontali e per approntare strumenti didattici mirati e materiali (elaborazioni di schede, riassunti, fotocopie, filmati,…) con strumenti propri e a nostre spese;

30 minuti giornalieri: invio on line (ormai usuale) da casa agli alunni di materiali didattici, approfondimenti delle varie discipline, correzione di compiti, ecc.;

1 o 2 ore: tempo per la preparazione delle singole prove scritte mirate con relative fotocopie per tutta la classe (minimo 3 prove per quadrimestre per ogni materia). Ogni docente ha finora un minimo di 3 con un massimo di 14 classi con più materie anche su sedi diverse;

40 minuti: per esempio, tempo medio della correzione di un tema d’Italiano, effettuata solitamente nei fine-settimana, trascorsi a correggere diligentemente e rigorosamente, “lavoro sommerso” che si ignora per non riconoscere;

15/25 minuti: tempo medio di correzione di una prova scritta di latino, di lingua o di matematica, solitamente nei fine settimana;

8 ore annuali: tempo per la stesura della programmazione annuale;

10 ore annuali: tempo per la stesura della relazione finale e la compilazione dei programmi per ogni disciplina e per ogni classe;

8 ore annuali: tempo medio per ricevere i rappresentanti editoriali, per la consultazione e la scelta dei libri di testo con la stesura di relative relazioni;

un numero variabile di ore di aggiornamento e ricerca a nostre spese.

Sono queste le nostre invidiabili 18 ore lavorative!

In aggiunta a ciò,

Noi, Maestri laureati umiliati e offesi,

rifiutando lo svilimento della nostra professionalità

denunciamo con sdegno il tentativo di svuotare ulteriormente di contenuti, di motivazioni, di valore e di credibilità sociale la nostra professione;

intendiamo ricordare a tutti che la scuola nella quale viviamo e lavoriamo quotidianamente è quella del Paese reale, ben diversa e molto più problematica di quella idilliaca del “Paese virtuale”: non abbiamo un computer e una LIM in ogni aula, tanto meno un ipad a docente; condividiamo in decine la stessa angusta sala docenti, attrezzata con qualche sedia, 2/3 tavoli, antiquati armadi a cassetti, dove, alla fine delle lezioni, passiamo a riporre i registri;

intendiamo ribadire che siamo in classe tutti i giorni, ogni mattina, fino a tardi con i nostri ragazzi, affidatici da famiglie che di noi si fidano e con noi collaborano. Condividiamo con essi studi, passioni, momenti di crescita; trasmettiamo valori di cittadinanza, di impegno civile e di humanitas; trattiamo dei diritti e dei doveri; amiamo e difendiamo la cultura, la patria, le nobili lingue dell’antichità; trattiamo del Risorgimento, della Resistenza, della Costituzione, dei grandi padri delle lettere, delle arti italiane, delle scienze naturali, fisiche e matematiche, del pensiero filosofico, delle culture e delle lingue europee e mondiali, fino alla lontana Cina.

Intendiamo provare con tutta la nostra forza che svolgiamo professionalmente e con rigore il nostro lavoro in aule scolastiche molto modeste ma immuni dal trasformismo, dalla corruzione, dal clientelismo, dai reati di concussione e peculato.

Da questa realtà, da queste nostre forze può e deve rifondarsi il Paese.

Il destino di un Paese è legato a quello della sua Scuola. La nostra Scuola comunica la cultura e i valori che hanno fatto grande l’Italia. Per questo occorre oggi più che mai difendere la scuola pubblica e la qualità della funzione docente.

Investire nella cultura e nella qualità dello studio significa ripartire dalla parte più autentica e prestigiosa d’Italia per rigenerare il Paese.

Roma, 18 ottobre 2012

I Maestri laureati umiliati ed offesi del Liceo “Seneca” di Roma

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