COMUNICATO DEI DOCENTI DELL’ISTITUTO DI ISTRUZIONE SUPERIORE MARGHERITA DI SAVOIA DI ROMA ALLE FAMIGLIE E AGLI STUDENTI DELLA SCUOLA

26 Ott

I docenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore Margherita di Savoia, firmatari del seguente documento proclamano uno stato di agitazione permanente contro l’art. 3 della legge di stabilità (“spending review”) attualmente in discussione nelle Commissioni di Camera e Senato che prevede l’aumento a 24 delle ore di attività di insegnamento per i docenti a parità di salario e che, in generale, costituisce un forte attacco ai valori fondamentali della nostra Costituzione.

I docenti vivono con profonda indignazione il fatto che il Ministro Profumo ed il Governo riducano l’attività di lavoro del docente di scuola secondaria alle sole 18 ore di attività di lezione frontale che rappresenta, invece, soltanto una parte dell’attività del docente, che impiega la propria professionalità anche nella preparazione delle lezioni, nella progettazione e nella correzione dei compiti in classe, nei ricevimenti delle famiglie, nella programmazione e nelle attività collegiali, nell’aggiornamento professionale (da anni lasciato all’iniziativa individuale), nel delicato compito di accoglienza ed inclusione delle diversità, nell’assunzione delle responsabilità civili e penali nei confronti dei minori.

Pur in scuole virtuose, come la nostra, che dedica risorse ed energie particolari all’inclusione degli alunni diversamente abili, anche attraverso percorsi formativi dedicati a sindromi specifiche, sarà difficile, se passasse la legge di stabilità così proposta, mantenere lo stesso livello di attenzione e di accoglienza nei confronti delle diversità.

L’aumento dell’orario di lavoro contenuto nell’art. 3 comma 42 di tale legge di stabilità non comporterà l’aumento della presenza degli insegnanti nell’attività didattica (il quadro orario è già stato pesantemente ridotto dalla “riforma” Gelmini), ma soltanto realizzerà un abbassamento della qualità dell’offerta didattico-educativa. Questo in un momento in cui ai docenti viene richiesto sempre di più di sopperire alle carenze della altre agenzie educative, ormai sempre più in crisi e deboli, di prendersi cura dei ragazzi e delle ragazzi dal punto di vista formativo, educativo ed infine didattico-disciplinare.

Non corrisponde al vero, inoltre, la motivazione che il ministro adduce a sostegno della sua proposta, ossia che i docenti italiani lavorino meno dei loro colleghi europei, invece è vero che le retribuzioni dei docenti italiani, le opportunità formative, il livello degli ambienti scolastici, le opportunità culturali offerte dalle Istituzioni sono tra le più basse in Europa.

Il provvedimento in esame produrrà, inoltre, la perdita di circa 30.000 posti di lavoro e a perdere il lavoro saranno soprattutto i giovani e insegnanti che con la loro professionalità hanno sin qui garantito il regolare svolgimento di ogni anno scolastico.

I docenti trovano arrogante una decisione che impone prestazioni lavorative non previste dal CCNL, attualmente in vigore che viene così stracciato in modo palesemente incostituzionale, una decisione che umilia i docenti, colpisce le famiglie, i lavoratori e le lavoratrici tutti.

L’attacco al mondo del lavoro, ed alla scuola pubblica appare frontale, più radicale di quanto lo siano stati i provvedimenti del precedente Governo con il taglio di 87.000 cattedre, il blocco degli scatti di anzianità, e il mancato rinnovo dei contratti di lavoro.

I docenti vogliono esprimere la propria preoccupazione e richiamare l’attenzione di tutti sul disegno di legge 953 che, se approvato, smantellerebbe la scuola pubblica. Questa legge, discussa e approvata – nell’indifferenza dei mezzi d’informazione – non in Parlamento, ma nel chiuso della VII Commissione, come è previsto che avvenga per una legge “priva di particolare rilevanza nazionale”, attende ora di essere varata dal Senato. Essa, abrogando gli organi collegiali, demandando ad ogni istituto il compito di redigere un proprio statuto e di regolamentare i propri organi di autogoverno, consentendo ai privati, anche finanziatori, l’accesso negli organi di governo e di valutazione interna della scuola, consegna di fatto la scuola della Repubblica alla discrezionalità di statuti diversi da scuola a scuola e consente l’ingerenza di interessi privati. Tutto ciò priva la scuola dell’altissimo compito – fondamentale in uno Paese che voglia essere democratico – che le è stato assegnato dalla nostra Costituzione, cioè quello di concorrere a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e il pieno esercizio dei diritti e dei doveri di ogni cittadino. E solo una scuola costantemente finanziata dallo Stato e giuridicamente ordinata in modo omogeneo e unitario può promuovere, attraverso pari opportunità di accesso ad un’istruzione qualificata e qualificante da Nord a Sud, libertà e uguaglianza.

I/le docenti dell’IIS Margherita di Savoia, si impegneranno con iniziative che coinvolgano nella loro opposizione al provvedimento in questione, insieme al personale non docente, anche le altre componenti della scuola su cui tale provvedimento avrà le ricadute più negative, ossia studenti e genitori, ma intendono rivolgersi anche a tutta la società civile e alle forze politiche che hanno a cuore la scuola pubblica come bene comune. Nei prossimi giorni daranno avvio ad iniziative che rendano visibili le attività, l’impegno, l’alta professionalità degli insegnanti, facendo lezioni aperte, svolgendo a scuola il lavoro di preparazione delle lezioni, progettazione e correzione dei compiti, facendo rete con le altre scuole della zona di ogni ordine e grado, nonché con le altre realtà presenti nel territorio, divulgando quanto più possibile i loro comunicati e le loro iniziative, anche attraverso il sito d’istituto, i social network, le manifestazioni pubbliche.

Si riservano infine di adottare forme di lotta più incisive, come – a titolo esemplificativo – il blocco totale di ogni ora di lavoro aggiuntiva, dei progetti del P.o.f., dimissioni dai ruoli di coordinatore di classe, funzioni strumentali, vicario del Preside, a seconda dell’iter della legge di stabilità e della discussione parlamentare e nel Paese.

Perché la scuola pubblica ha già pagato e non può più subire ulteriori tagli, perché la scuola pubblica ha bisogno di investimenti, perché solo investire in istruzione e ricerca potrà risollevare l’Italia dalla crisi economica e morale nella quale è sprofondata.

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