Documento dei docenti del Liceo Dante Alighieri di Roma

26 Ott

«Gli insegnanti, il cui orario settimanale è andato via via aumentando, sono diventati delle “macchine per vendere fiato”. Ma la “merce fiato” perde in qualità tutto ciò che guadagna in quantità. Chi ha vissuto nella scuola sa che non si può vendere impunemente fiato per 20 ore alla settimana. La scuola a volerla fare sul serio logora. E se si supera una certa soglia nasce una “complicità dolorosa ma fatale tra insegnanti e studenti a far passare il tempo”. La scuola si trasforma in un ufficio, o in una caserma, col fine di tenere a bada per un certo numero di ore i giovani; perde ogni fine formativo».

(Luigi Einaudi, ‘Il Corriere della Sera’, 21 aprile 1913)

A proposito della recente “legge di stabilità”, i mezzi di comunicazione di massa e i giornali di maggiore diffusione parlano soprattutto dell’aumento dell’iva, dell’ipotesi di abbassamento dell’irpef , dei tagli alla sanità, del risparmio nell’illuminazione pubblica. Pochissime sono state, però, le voci che si sono levate contro l’ipotesi di innalzare l’orario di lavoro degli insegnanti a parità di stipendio: un sopruso volgare e inaudito, che prescinde dall’elementare necessità di una contrattazione sindacale, denota un profondo disprezzo per gli insegnanti, mostrando, per di più, la palese contraddizione di questo governo che, da una parte (con una buona dose di demagogia) propone nuovi concorsi e, dall’altra, taglia di fatto organici e posti di lavoro.

La proposta del governo si aggiunge, per altro, all’ulteriore blocco dei contratti e degli scatti d’anzianità fino al 2017! Un colpo mortale agli insegnanti, condotto su più fronti, in modo lucido e cinico.

Anche per questo governo la scuola è soltanto una grigia macchina burocratica da ridimensionare, un ingombrante baraccone oneroso per la spesa pubblica. Tutto questo mentre nell’apparato pubblico assistiamo a un rodeo di sprechi e ruberie, all’infiltrazione della mafia, ad una corruzione devastante e degradante, di fronte alla quale la politica si mostra inerte, incapace e incline a conservare i suoi privilegi.

Questo provvedimento, come quelli degli ultimi anni, risponde a una strategia precisa: far percepire la scuola pubblica come un “lusso” che non possiamo permetterci, giustificando così la necessità di una progressiva privatizzazione del sistema della formazione ( strategia che emerge con chiarezza nel disegno di legge sulla “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali” (il cosiddetto “ddl Aprea) in discussione al Parlamento.

Il fatto grave è che tutto questo accade perché una parte dell’opinione pubblica è veramente convinta che la scuola pubblica non funzioni (mentre è una delle poche istituzioni sottratte al degrado complessivo dello Stato), che gli insegnanti lavorino poco e vadano sottoposti al controllo di una patetica logica ragionieristica ed impiegatizia: l’importante è la somma aritmetica delle loro ore di lavoro. Come se l’impegno di un docente si esaurisse solo nelle lezioni frontali in classe …

Ma c’è dell’altro: a furia di ricevere scarsa considerazione e attacchi sconsiderati, anche tra chi lavora nella scuola si è diffuso un atteggiamento di auto svalutazione, di scarsa consapevolezza del proprio valore e dei propri meriti . Molti insegnanti, insomma, hanno inoculato il virus della denigrazione e della degradazione e si sono assuefatti all’inerzia, alla resa, ad una docile e conformistica rassegnazione.

E invece dobbiamo rialzare la testa, dobbiamo recuperare la dignità del nostro ruolo: occorre una ribellione a questo tragicomico rito celebrato in nome di un economicismo degradante e di una male intesa idea di “risanamento”. Non si può “risanare” un paese distruggendone la scuola. La posta in gioco non è un fatto sindacale o retributivo: ma il destino stesso di quello che è il cuore pulsante e il motore vitale di una democrazia degna di questo nome.

Di fonte a questa situazione allarmante e preoccupante i docenti del “Dante Alighieri” – come quelli di molte altre scuole romane – intendono mobilitarsi per chiarire e far valere le loro ragioni e quelle della scuola quale “bene comune”.

Nella piena consapevolezza dei loro diritti e dei loro irrinunciabili doveri e, soprattutto,della loro dignità, rifiutano con forza la politica governativa sulla scuola e stigmatizzano la logica che ha spinto i governi di questi ultimi decenni a tagliare ossigeno alla scuola statale, assicurando ingenti fondi alle scuole private.

I docenti del “Dante Alighieri” invitano i docenti d’Italia, i dirigenti scolastici e i lavoratori del comparto ad adottare ogni possibile e legale forma di lotta per impedire che questo scempio avvenga.

Invitano i genitori e i cittadini d’Italia a sostenerli e a difendere con loro la scuola pubblica.

Invitano gli studenti d’Italia, nostri alunni e nostri figli, a comprendere e appoggiare la loro inquietudine per non avere docenti ricattati, demotivati e costretti ad erogare un servizio di scarsa qualità.

Con la loro lotta, essi difendono per i giovani di oggi (futuri lavoratori di domani) un principio di civiltà irrinunciabile, per cui nessun datore di lavoro può chiedere un aumento di prestazioni senza una rispettosa contrattazione. Così come difendono un luogo determinante per la formazione di uomini onesti e cittadini consapevoli, risorse indispensabili per un domani che non sia disastroso.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...