Documento dei docenti del Liceo Statale James Joyce di Ariccia contro l’articolo 3 della legge di stabilità 2013.

26 Ott

I docenti del Liceo James Joyce di Ariccia denunciano la grave situazione che si verrà a creare nella scuola pubblica italiana qualora venisse approvato l’articolo 3 della legge di stabilità 2013, attualmente in discussione nella Commissione di Camera e Senato. L’articolo in questione aumenta di un terzo il lavoro dei docenti a parità di salario. Si tratta nel metodo e nel merito di un provvedimento sbagliato e iniquo. Nel metodo perché, in assoluto spregio al diritto e alla Costituzione della Repubblica, s’ interviene su una materia che è regolata da contratti liberamente sottoscritti fra le parti e si impongono dall’alto prestazioni di lavoro che non sono previste nel CCNL, attualmente in vigore. Si tratta di un pericoloso precedente che mortifica il nostro lavoro, ancora una volta, l’ennesima, e delinea un paradigma autoritario e illiberale di relazioni stato-cittadino.

Ma il provvedimento è anche sbagliato nel merito. Chiunque operi nella scuola sa bene che il lavoro dell’insegnante non si esaurisce nelle “sole” 18 ore di lezione frontale in classe. Molte altre sono le ore settimanali che un docente è tenuto a svolgere fuori dall’aula in attività strettamente connesse con la didattica. Anzitutto, il contratto prevede altre 80 ore annue di riunioni collegiali, a cui vanno aggiunte le intere giornate dedicate agli scrutini. Inoltre, ogni insegnante svolge quotidianamente molte altre ore di lavoro sommerso, mai computate, necessarie alla compilazione dei documenti burocratici (registri, verbali e relazioni di vario tipo), alla preparazione delle lezioni, alla predisposizione e alla correzione dei compiti in classe, al ricevimento dei genitori e alla programmazione. . Occorre poi sottolineare con chiarezza che l’aumento dell’orario di lavoro non si tradurrà in un incremento delle ore di lezione impartite in una singola classe (ore che sono state notevolmente diminuite dalla Riforma Gelmini), ma in un numero maggiore di classi per singolo docente con un relativo aumento degli impegni pomeridiani:

Art. 3

  1. A decorrere dal 10 settembre 2013 l’orario di servizio del personale docente della scuola primaria e secondaria di primo e di secondo grado, incluso quello di sostegno, è di 24 ore settimanali. nelle sei ore eccedenti l’orario di cattedra il personale docente non di sostegno della scuola secondaria titolare su posto comune è utilizzato per la copertura di spezzoni orario disponibili nell’istituzione scolastica di titolarità e per l’attribuzione di supplenze temporanee per tutte le classi di concorso con cui abbia titolo nonché per posti di sostegno, purché in possesso del relativo diploma di specializzazione. Le 24 ore di servizio del personale docente sono dedicate interamente ad attività di sostegno. L’organico di diritto del personale docente di sostegno è pari, a decorrere dall’anno scolastico 2013/2014, a quello dell’anno scolastico 2012/2013.

omissis…

Art. 9 Contenimento delle spese in materia di pubblico impiego

  1. Per gli anni 2011, 2012 e 2013 il trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, ivi compreso il trattamento accessorio, previsto dai rispettivi ordinamenti delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell’articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, non può superare, in ogni caso, il trattamento ordinariamente spettante per l’anno 2010, al netto degli effetti derivanti da eventi straordinari della dinamica retributiva, ivi incluse le variazioni dipendenti da eventuali arretrati, conseguimento di funzioni diverse in corso d’anno, fermo in ogni caso quanto previsto dal comma 21, terzo e quarto periodo, per le progressioni di carriera comunque denominate, maternità, malattia, missioni svolte all’estero, effettiva presenza in servizio, fatto salvo quanto previsto dal comma 17, secondo periodo e dall’articolo 8, comma 14.

Questi, in sintesi, gli articoli che ci riguardano. Occorre poi evidenziare e con chiarezza che i docenti italiani hanno un carico settimanale di ore di lezione in classe – che lo ripetiamo, sono solo una parte del totale- superiore alla media europea, sia nella scuola primaria (22 contro 19,6) sia nella seconda superiore (18 contro 16,3) e praticamente identico nella scuola media ( 18 contro 18,1). Alcuni esempi concreti possono chiarire ciò di cui stiamo parlando: un docente francese a inizio carriera, abilitatosi con l’agrégation, ha 15 ore di lezione frontali a settimana per circa 2500 euro di stipendio, mentre il suo omologo italiano nel lavora 18 per circa 1300, ora gli si chiede di lavorarne 24.

Un altro elemento da sottolineare è che l’effetto di questo provvedimento sarà devastante in termini sociali: se il nostro orario aumenterà di un terzo, una cattedra su quattro sarà assorbita da chi già lavora, e secondo alcune stime si perderanno circa 30 mila posti di lavoro. ancora una volta, dopo la soppressione di 87 mila cattedre per effetto della riforma Gelmini, dopo il blocco degli scatti di anzianità e la mancata firma dei contratti di lavoro, scaduti da anni. E’ sempre e solo la scuola a pagare la CRISI. In Italia come in Europa i debiti sovrani vengono pagati dalle categorie più deboli, con un tasso di iniquità che non ha precedenti.

E poi c’è un altro aspetto, certamente non secondario: quest’ansia di misurare con parametri esclusivamente quantitativi il lavoro dell’insegnante anziché qualitativo, nasconde un profondo DISPREZZO per la figura del docente non più quella di un intellettuale che tramanda cultura e costruisce un’apertura di senso nel dialogo educativo con gli studenti, ma un guardiano a ore pagato per un parcheggio giornaliero e chiamato a impartire un sapere talmente elementare e meccanizzato che si possono aumentare a piacimento le sue ore di lavoro, senza che questo comporti un abbassamento del livello qualitativo. Se i genitori chiedono ai docenti un’istruzione di qualità per i propri figli, si mettano pure il cuore in pace, con quest’ultimo provvedimento la dequalificazione dell’insegnamento, la sua regressione a ripetizione sarà inevitabile: la parte del tempo che il docente impiega nelle biblioteche, a casa, nella propria formazione, nello studio e nella selezione del materiale didattico verrà semplicemente occupata dal carico di lavoro supplementare. Ripetiamo a gran voce: è il solito palese DISPREZZO per il quotidiano lavoro dei docenti.

La nostra preoccupazione poi si estende anche ad un’altra trasformazione in legge del Ddl 953 (ex disegno di legge Aprea) sulla “Autonomia statutaria delle Istituzioni Scolastiche”: legge che molto probabilmente verrà varata, grazie all’inusitata armonia bipartisan tra partiti apparentemente avversi su tutto, tranne che sulla distruzione della Scuola Statale istituita dalla Costituzione. Questa legge prevede la creazione di un “consiglio dell’Autonomia” al posto dell’attuale Consiglio di Istituto, organo di indirizzo della scuola. Non ne farà più parte il personale non docente della scuola ma “membri esterni, scelti fra le realtà culturali, sociali, produttive, professionale e dei servizi, in numero superiore a 2, i cui dubbi criteri di individuazione hanno solo una certezza: un regalo di potere ideologico e finanziario al localismo territoriale.

La barbarie che si sta perpetrando contro la civiltà del lavoro e della cultura ci spinge ad una resistenza non violenza ma ferma e intransigente.

Invitiamo i genitori, gli alunni, i nostri figli e tutti i cittadini a sostenerci e a difendere con noi la Scuola Statale, altrimenti il destino delle nostre scuole sarà in balia delle caste e dei loro ricatti clientelari.

Tuteliamo la Scuola Statale per non avere docenti ricattati, demotivati e costretti a diventare soltanto meri trasmettitori di quanto imposto da forze di potere ideologico e finanziario, per far valere ancora le proprie ragioni nei Consigli di Classe e per garantire tutti i diritti dei nostri studenti.

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Una Risposta to “Documento dei docenti del Liceo Statale James Joyce di Ariccia contro l’articolo 3 della legge di stabilità 2013.”

  1. emilia 26 ottobre 2012 a 12:50 #

    concordo pienamente , ma sono abbastanza convinta che le 24 ore non passeranno anche perchè ci sono le politiche in vista e tutti questi delinquenti che hanno governato sino allo sfascio del Paese vogliono il nostro voto quindi ci accontenteranno nell’immediato.dovremo vigilare che non cambi qualcosa ad elezioni avvenute
    emilia

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