Documento dei docenti del Liceo Classico Socrate di Roma

27 Ott

 

contro l’art. 3 della Legge di Stabilità 2013, approvato all’unanimità al collegio del 26/10/2012

L’art. 3 della Legge di Stabilità 2013 attualmente in discussione nelle Commissioni di Camera e Senato ha come obiettivo quello di risparmiare 183 milioni di euro, adducendo come giustificazione la presunta equiparazione dell’orario degli insegnanti italiani agli standard europei. A riguardo i docenti del Liceo Classico Socrate di Roma denunciano la grave situazione che si verrebbe a creare nella scuola italiana qualora esso venisse approvato e la mistificazione su cui si basano i suoi presupposti.


L’articolo, infatti, che aumenta di un terzo l’orario delle lezioni in classe (ore di supplenze, spezzoni di cattedra, ore aggiuntive di insegnamento e recupero) a parità di salario è inaccettabile ed improponibile perché:

  1. avviene in assoluto spregio al diritto e alla Costituzione della Repubblica, in quanto interviene su una materia che è regolata da contratti liberamente sottoscritti fra le parti, e impone dall’alto prestazioni di lavoro che non sono previste nel CCNL attualmente in vigore.
    Si tratta di un pericoloso precedente, perchè mortifica la civiltà del lavoro e delinea un paradigma autoritario e illiberale di relazione stato-cittadino, come neanche nei modelli totalitari si era mai riscontrato.
  1. è un provvedimento ingiusto e mendace, in quanto vuol far passare l’idea che chi opera nella scuola lavori SOLTANTO durante le 18 ore di lezioni frontali, che costituiscono in realtà solo una parte dell’attività lavorativa di un docente, di fatto molto più ampia: per contratto, infatti, i professori hanno altre 80 ore annue da svolgere nelle attività di programmazione, negli organi collegiali (consigli di classe, collegi docenti, riunioni per materie) e nei ricevimenti delle famiglie. Inoltre ognuno spende la propria professionalità anche nella preparazione delle lezioni, nella predisposizione e nella correzione dei compiti in classe, nell’autoaggiornamento.

Circa la falsa motivazione addotta dal Governo, si obietta che i docenti italiani hanno un carico settimanale di ore di lezione in classe in linea con la media europea, ma vengono pagati molto meno: ad esempio un docente francese ad inizio carriera ha 15 ore di lezione frontali a settimana per circa 2500 euro di stipendio, mentre il suo omologo italiano ne lavora 18 per circa 1300.

Quindi è un’affermazione pretestuosa sostenere che BISOGNA ADEGUARSI AGLI STANDARD EUROPEI.


L’effetto di questo provvedimento avrà significative ripercussioni in termini sociali: se il nostro orario dovesse aumentare di un terzo, infatti, una cattedra su quattro sarà assorbita da chi già lavora, con una perdita – secondo alcune stime – di circa 30 mila posti di lavoro; e le sue vittime saranno anche quei giovani docenti che il Ministro dice di voler tutelare. Un massacro generazionale, dunque: perchè coloro che verranno ora tagliati come rami secchi sono spesso insegnanti abilitati, vincitori di concorso, titolari in alcuni casi di dottorati di ricerca o di master, i quali – lavorando da anni come supplenti reclutati dalle Graduatorie ad Esaurimento – contribuiscono con professionalità e competenza al regolare andamento dell’anno scolastico.

Ancora una volta, quindi – dopo la soppressione di 87 mila cattedre per effetto della riforma Gelmini, dopo il blocco degli scatti di anzianità e la mancata firma dei contratti di lavoro scaduti da anni – è la scuola a pagare la crisi. In Italia come in Europa i debiti sovrani vengono garantiti dal sacrificio dei lavoratori e dal taglio del welfare, mentre ingenti risorse vengono dirottate sulle scuole private e su quei soggetti che sono responsabili della crisi.

La nostra comunità repubblicana non può permettersi, in questo momento di gravissima crisi economica, questo ennesimo taglio.

C’è poi un altro aspetto da considerare: quest’ansia di misurare con parametri esclusivamente quantitativi e aziendali il lavoro dell’insegnante rivela un profondo disprezzo, un significativo disconoscimento della nostra professionalità. Il docente non è più ritenuto un intellettuale formatore che produce cultura e costruisce un dialogo educativo con gli studenti, ma un guardiano a ore pagato per un parcheggio giornaliero, e chiamato solo a impartire un sapere elementare e meccanizzato al punto che oggi si possono aumentare a piacimento le sue ore di lavoro, domani il numero degli alunni e delle classi.

In realtà non è così, ma con questo provvedimento la dequalificazione dell’attività didattica, la sua regressione a ripetizione non problematizzata sarà inevitabile: parte del tempo che il docente impiega nella propria formazione, nello studio e nella selezione del materiale didattico verrà occupata dal carico di lavoro supplementare, e la figura dell’insegnante-intellettuale verrà definitivamente negata.

Vogliamo infine dichiarare qui la nostra netta contrarietà al ddl 953 (ex Aprea) approvato dalla Camera ed ora al vaglio del Senato: questo progetto di riforma degli organi collegiali apre la strada all’autonomia statutaria di ogni singola scuola, e quindi mette in discussione l’esistenza di un sistema nazionale pubblico dell’istruzione; inoltre, permettendo a soggetti privati di entrare a far parte degli organi collegiali, introduce la possibilità che costoro influenzino pesantemente il Piano dell’Offerta Formativa.


Oggi è in gioco la dignità dell’insegnante, la civiltà del lavoro, il bene comune della scuola e il ruolo della cultura nella società: i docenti del Liceo Socrate – oltre che lavoratori – sono donne e uomini liberi che non assisteranno passivamente al degrado della scuola pubblica e alla negazione dei valori fondanti di una società democratica.

I docenti del Liceo Classico “Socrate”

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