Documento dell’Assemblea Sindacale del Liceo Aristotele 26/10/2012

30 Ott

 

I Docenti del Liceo Scientifico Aristoteleesprimono indignazione e profondo dissenso nei confronti delle iniziative del Governo e in particolare del Ministro Profumo, considerandole fortemente punitive nei confronti della scuola pubblica e lesive del diritto allo studio.

Tali misure altro non sono se non nuovi insostenibili tagli di risorse e di personale con l’obiettivo, ancora una volta, di colpire la professionalità e la dignità del corpo docente, mettendone a rischio la libertà d’insegnamento.

I Docenti dell’Aristotele respingono in modo deciso i seguenti punti dell’agenda politica:

  1. Le misure sulla scuola contenute nel Ddl di Stabilità, che prevedono l’aumento dell’orario di lavoro settimanale da 18 a 24 ore, con 6 ore in più a retribuzione invariata.

Non esiste, infatti, alcuna ragione plausibile per obbligare i docenti a 24 ore di lezione frontale, se non quella di tagliare ulteriormente le risorse destinate alla scuola pubblica, riducendo gli organici e risparmiando sulle supplenze.

L’approvazione del provvedimento, infatti, porterebbe alla perdita di circa 30.000 posti di lavoro. Tutto ciò proprio nel momento in cui vengono confermati gli ingenti finanziamenti per la scuola privata!

I docenti italiani hanno un carico di ore di lezione in classe superiore alla media europea sia nella scuola primaria (22 contro 19,6) che nella secondaria superiore (18 contro 16,3) e praticamente identico nella scuola media (18 contro 18,1).

Il Governo sta tentando dicancellare per decreto e con una svolta autoritaria un contratto di lavoro nazionale, ingerendo così indebitamente in materia sindacale e creando un pericoloso precedente (leggasi: oggi tocca a noi docenti, domani sarà la volta di altre categorie di lavoratori). Se il decreto dovesse essere approvato, gli insegnanti italiani conquisterebbero un nuovo primato: il numero maggiore di ore di lezione a fronte delle retribuzioni più basse d’Europa!

La modalità decisionale del Governo, l’entità dell’aggravio di lavoro imposto alla categoria (33% in più di lavoro senza alcun riconoscimento economico) e l’idea che l’orario di lavoro di un docente possa essere aumentato a piacimento e per decreto sono inaccettabili e lesive della professionalità dei docenti, implicando chiaramente disprezzo e scarsa considerazione del loro lavoro.

Si ribadisce chei docenti non lavorano 18 ore alla settimana, ma “fanno lezione” per 18 ore alla settimana.

Basta con i vecchi stereotipi mistificatori! È ora di fare chiarezza una volta per tutte ed informare l’opinione pubblica in merito al lavoro che i docenti italiani effettivamente svolgono.

È ora si sappia che alle lezioni frontali si aggiungono, per ogni classe:

  • 6 compiti in classe = 12 ore di preparazione (incluse prove suppletive e fotocopie) e 24 di correzione
  • 5 ore di lezione per 33 settimane: minimo una media di 1 ora di preparazione per ogni ora di lezione 5 X 33 , inclusive di ore di aggiornamento ed autoaggiornamento = totale 165 ore di lavoro
  • programmazione / relazione finale = 4 ore
  • consultazione dei libri di testo e relazioni per nuove adozioni = 2 ore
  • consigli di classe = 4 ore
  • Valutazione/documentazione (voti on-line, giudizi, medie…) = 4 ore
  • scrutini = 3 ore

TOTALE 194 ore per classe

Questo monte ore va moltiplicato per il numero delle classi assegnate a ciascun docente, variabile da 4 a 10, in base alla disciplina insegnata.

Per 4 classi, ad esempio, il TOTALE ammonterà a 776 ore di lavoro.

Vanno poi calcolate le ore dedicate alle riunioni collegiali:

  • 6 Colleggi dei Docenti = 18 ore
  • 4 Riunioni di Dipartimento = 8 ore
  • ricevimento famiglie mattutino e pomeridiano= 20 ore

TOTALE 46 ore

Totale per 4 classi = 822 ore che, distribuite su 209 giorni effettivi dell’anno scolastico, fanno 3,93 ore al giorno in più, che moltiplicate per 6 giorni lavorativi sono 23,58 ore di lavoro in aggiunta alle 18 ore di lezione frontale.

CONCLUSIONE: Le ore effettivamente lavorate da un docente in periodo di attività didattica sono più di 41 a settimana.

Un dipendente statale lavora 36 ore la settimana. Ci sono quindi 5 ore a settimana da recuperare, per un totale di 149 ore, corrispondenti a 4 settimane e 5 ore, che possiamo pensare recuperate tra Natale, Pasqua e qualche ponte concesso.

Nel periodo di sospensione delle attività didattiche si ricorda che i docenti sono impegnati in:

  • Esami di Stato fino alla metà di luglio circa (secondaria di II grado)
  • Esami di Terza media (secondaria di I grado)
  • collaborazione a vario titolo con l’istituzione scolastica (orario, formazione classi, ecc.) su base volontaria.

Tenuto conto che i docenti devono essere in servizio il 1° settembre (Collegio dei Docenti, Dipartimenti, Esami Sospensione del giudizio scritti e orali, con relativi scrutini), i loro 36 giorni di ferie più le domeniche non possono decorrere più tardi del 21 luglio.

Va da sé che l’offerta/baratto del Ministro Profumo di “compensare” l’aggravio di lavoro con 15 giorni di ferie in più è del tutto impraticabile.

Quanto si è tentato di far emergere è ciò che chiameremo il “lavoro invisibile” dei docenti, che essi espletano per lo più a casa, non visti.

Ma non è finita qui, perché i docenti, a fronte di retribuzioni orarie aggiuntive irrisorie, espletano compiti di:

  • coordinamento (di consigli di classe e dipartimenti),
  • funzioni strumentali,
  • responsabili dei laboratori e responsabili dei progetti (POF).

Accompagnano inoltre le classi in viaggio d’istruzione (assicurando assistenza e vigilanza 24 ore su 24), senza alcuna diaria, assumendosi gravosissime responsabilità civili e penali.

È evidente che, qualora l’orario di cattedra fosse portato da diciotto a 24 ore, i docenti non sarebbero più in condizione di offrire un servizio dignitoso: il numero delle classi assegnate a ciascun docente e, di conseguenza, il numero degli studenti da seguire, aumenterebbero ulteriormente; la quantità delle verifiche diventerebbe ingestibile, la qualità delle lezioni sarebbe più scadente, sia per semplice stanchezza psicofisica che per l’impossibilità di prepararle adeguatamente diversificando la didattica.

Il Ddl Stabilità interviene, peraltro, in una situazione già estremamente difficile, dato che da anni ormai il personale della scuola tutto, gli studenti e le famiglie subiscono interventi economici unicamente miranti a tagli indiscriminati e privi di qualsivoglia finalità didattica di rilancio e tutela dell’Istruzione Pubblica, tagli concretizzatisi nella fatiscenza delle strutture, nell’eliminazione di materie e ore d’insegnamento nei diversi indirizzi, nell’innalzamento del numero degli alunni per classe (in deroga alla Legge sulla sicurezza), nell’accorpamento degli istituti, nelle plurireggenze dei D.S., nella riduzione delle ore curricolari, fino al mancato rinnovo del CCNL dei docenti, al blocco degli scatti di anzianità, all’eliminazione dell’indennità di vacanza contrattuale…

A questo scempio i docenti italiani hanno fatto fronte con senso di responsabilità, professionalità e spirito di sacrificio, spesso a titolo volontaristico, mettendo al primo posto l’interesse delle nuove generazioni e riuscendo, nonostante tutto, a garantire un servizio pubblico più che dignitoso.

Infine, i docenti del Liceo Aristotele rivendicano la specificità della propria professione, che si traduce, oltre che in almeno il doppio del tempo dedicato alla didattica frontale, in un enorme impegno intellettuale e psicologico (vedasi le numerose pubblicazioni scientifiche sul “burnout” e sull’incidenza, molto più alta tra gli insegnanti che nella media del resto della popolazione lavoratrice italiana, di numerose patologie – disturbi psichiatrici, laringopatie, tumori).

Né è possibile ignorare la delicatezza del lavoro dell’insegnante, il quale sempre più spesso si trova a confrontarsi con il disagio giovanile nelle sue varie forme (incontri per il DSA), mentre i finanziamenti per i docenti di sostegno vengono progressivamente riducendosi.

  1. I docenti riuniti in assemblea respingono, altresì, il Ddl 953 ex Aprea, ovvero il progetto di riforma degli organi collegiali che restringe gli spazi di democrazia all’interno delle scuole ed apre la strada all’ingresso di soggetti privati che potranno entrare a far parte degli organi collegiali e, in ragione dei finanziamenti da loro elargiti, influenzare pesantemente il Piano dell’Offerta Formativa.
  1. Si respinge, inoltre, l’art. 13 del D.L. 95 del 6/07/2012, convertito in legge n. 135 del 7/08/2012, che prevede il declassamento dei docenti inidonei.

I docenti del Liceo Aristotele CHIEDONO:

  1. Il ritiro immediato dei provvedimenti citati, di cui ai punti 1, 2, 3;
  2. Il rinnovo del CCNL scaduto nel 2009 e l’adeguamento delle retribuzioni ai parametri europei;
  3. L’immediato riconoscimento economico degli scatti di anzianità.

In considerazione della gravità di quanto precedentemente esposto, l’Assemblea dei Docenti del Liceo Aristotele decide di attuare le seguenti azioni di protesta, fino a definitivo ritiro dei provvedimenti sopra menzionati:

  • Dimissioni da ogni incarico di coordinamento dei consigli classe e dei dipartimenti
  • Blocco dei viaggi d’istruzione
  • Blocco delle uscite didattiche
  • Blocco di tutte le attività progammate dal POF approvato dalla scuola ma non esplicitamente previste dal CCNL come obbligatorie
  • Didattica essenziale dimostrativa in classe a partire dal 30 ottobre e fino al 10 novembre 2012. Nel corso di tali lezioni sarà effettuata la lettura dei libri di testo, al fine di rendere gli studenti consapevoli dell’importante ruolo di mediazione culturale dei docenti; si procederà alla correzione degli elaborati, per rendere visibile l’entità del lavoro sommerso che i docenti svolgono a casa; saranno infine espletate tutte quelle attività di preparazione delle lezioni e del materiale (verifiche incluse) indispensabili ad una didattica degna di questo nome
  • Informazione e coinvolgimento degli studenti e delle famiglie attraverso diversi canali di comunicazione ed iniziative diverse (volantini e manifesti, sito, stampa, open day, assemblee studentesche, ecc.).
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