Documento approvato dal Collegio dei docenti dell’ITCL Lucio Lombardo Radice

31 Ott

Gli ultimi avvenimenti che hanno coinvolto il mondo della scuola, come ad esempio la proposta di incremento di orario a parità di salario inserita nella Legge di stabilità e la possibile trasformazione in legge del Ddl 953 di riforma degli organi collegiali della scuola, il passaggio forzoso dei docenti non idonei fisicamente nei ruoli ATA, la conseguente perdita dei posti dei lavoro per i precari, il blocco del contratto, le modalità incredibili di preselezione per il concorso, indicano che è necessaria un’attenzione forte da parte dei docenti. Anche la storia degli ultimi anni, se non decenni, dimostra che è in atto una lenta ma progressiva deriva culturale, che sta trasformando il senso attribuito al ruolo della scuola pubblica ed al valore della funzione svolta dai docenti di ogni ordine e grado; una scuola sempre più svalutata nel comune sentire della gente e deprivata di risorse. Tutti ricordiamo, ad esempio, la legge 133 del 2008 con cui, nel solo triennio 2009-2011, sono stati fatti tagli per circa 8 miliardi di euro (87 mila insegnanti e 44 mila personale ATA in meno rispetto al 2008).

 

I docenti italiani lavorano già ora più della media in Europa e sono tra i meno pagati. Invece di ridurre l’orario frontale delle lezioni per ottenere migliori risultati e riconoscere sul piano retributivo il lavoro sommerso già svolto, si cerca di racimolare risorse finanziarie tagliando ancora una volta gli investimenti nella scuola pubblica. Questo nonostante la percentuale della spesa pubblica italiana destinata all’istruzione sia molto inferiore alla media OCSE.

 

Fino a quando anche un solo euro sarà destinato alle scuole private (223 milioni), è fin troppo facile sapere dove trovare le risorse finanziarie che si cerca di recuperare tagliando il bilancio della scuola pubblica. Ma il punto non è soltanto questo. Alla retorica dei sacrifici per tutti, che riporta alla memoria le carestie medioevali, dobbiamo contrapporre con forza elementi di comprensione dei meccanismi vitali di una società moderna. Esiste evidentemente un problema di scarsa comprensione delle forze che stanno alla base di una società che ha superato la fase protoindustriale. Alla banalità della proposta di incremento quantitativo del lavoro svolto nelle classi, dobbiamo contrapporre una riflessione sulle risorse necessarie per una società che vuole crescere e andare avanti, ricordando che la cultura e la qualità della formazione rappresentano le condizioni fondamentali di ogni nuovo inizio, per un pieno sviluppo delle potenzialità del nostro paese. Senza investimenti nella scuola, senza assumere la qualità della formazione come cardine del futuro delle nuove generazioni, non potrà esserci che ulteriore crisi e degrado.

 

Una parte dei nostri studenti e dei genitori, così come parte della classe politica, ha forse perso il senso dell’enorme lavoro sommerso svolto dai docenti tendendo, purtroppo, a sottovalutare la preziosa occasione che la scuola pubblica offre all’intero paese. La nostra responsabilità di docenti richiede di far fronte ad un tale deficit culturale attraverso un maggiore impegno nella formazione del senso civico degli studenti e delle famiglie. Siamo consapevoli che il diritto allo studio non deve essere ritenuto acquisito una volta per tutte e quindi come ogni diritto civile e sociale deve essere adeguatamene compreso e difeso. Non si tratta quindi di chiudersi corporativamente a difesa del proprio “particulare”, ma di aprire la strada al paese per una diversa e più profonda comprensione delle conseguenze inevitabili che seguono ad un ridimensionamento dello stato sociale, giustificato maldestramente con uno stravolgimento della descrizione e ricostruzione della genesi dell’attuale crisi finanziaria ed economica – che non è partita dalla crescita dello stato sociale – ristabilendo la memoria storica dei processi di liberalizzazione e dei movimenti speculativi del capitale finanziario che hanno riguardato tutti i paesi più avanzati.

 

Come sappiamo bene, la motivazione è un elemento fondamentale per il successo formativo, parte del nostro impegno deve essere quindi rivolto a migliorare il livello di consapevolezza degli studenti e dei genitori, sul valore del percorso formativo nella scuola pubblica, nelle diverse forme che assume l’attività didattica. I Collegi dei docenti, proprio per il loro ruolo istituzionale, devono assumersi l’onere di promuovere e far crescere una lunga fase di riflessione culturale sulla funzione della scuola e sull’importanza delle risorse ad essa destinate. Avendo competenza sulla didattica, i Collegi dei docenti possono suggerire le occasioni e gli strumenti per sviluppare le conoscenze adeguate a sostegno di questa riflessione.

 

A partire da queste motivazioni, il Collegio dei docenti dell’ITCL Lucio Lombardo Radice di Roma decide di promuovere dei momenti di approfondimento sul diritto allo studio, che coinvolgeranno tutte le classi dell’istituto, in forme adeguate alla tipologia ed al livello di studio raggiunto da ciascuna classe, da ripetersi regolarmente nei prossimi anni. Senza questo riconoscimento non può esserci una didattica adeguata, perché il valore di ciò che non si ri-conosce finisce inevitabilmente per essere svalutato. Poiché il percorso che si prospetta sarà inevitabilmente lungo, il Collegio invita i docenti ad attivare tutte le iniziative di sostegno che riterranno utili per favorire questa riflessione culturale nel corso dei prossimi mesi.

 

Il Collegio è consapevole che un tale intervento culturale sulla didattica è estremamente decisivo per la formazione degli studenti, così come lo sono l’educazione all’onestà civile e intellettuale, al senso di partecipazione democratica, alla guida verso lo sviluppo delle capacità di innovazione e sperimentazione da parte delle nuove generazioni, mantenendo saldo il senso delle conquiste storiche conseguite con lo sviluppo dello stato sociale.

 

 

Roma, 30 ottobre 2012.

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