Documento del Collegio dei Docenti del Liceo Enriques di Ostia

31 Ott

L’attuale proposta contenuta all’art. 3 nel Ddl denominato “Legge di stabilità” rappresenta una svolta autoritaria nei rapporti di lavoro perché, se approvata dal Parlamento, imporrà per legge l’obbligo di 24 ore di lezione frontali, derogando unilateralmente al Contratto nazionale di lavoro vigente. Inoltre, il ddl governativo, pretendendo di giustificarsi con l’allineamento a presunti “parametri europei”, presuppone falsamente che i carichi di lavoro degli insegnanti italiani non siano già assolutamente in linea (quando non in diversi casi maggiori) alla media degli altri Paesi dell’Unione. Con salari invece nettamente inferiori.
Va però rilevato come nella sua assoluta ed ingiustificata gravità, nella sua logica punitiva ed ulteriormente mortificante nei confronti dei docenti e della loro funzione, il provvedimento viene da lontano. Sono anni, infatti, che la scuola pubblica, sotto i governi di centrodestra e centrosinistra, è diventato il luogo dove attuare politiche di contenimento della spesa pubblica, attraverso tagli indiscriminati che rivelano l’intenzione strategica dell’intero sistema dell’istruzione pubblica inteso come strumento di tutti e per tutti, gratuito e capace di formare alla cittadinanza consapevole ed al sapere critico
In particolare, gli ultimi anni hanno visto scelte come:
– Il dimensionamento scolastico, che ha formato mega-istituti costituiti da scuole che sono situati in quartieri diversi e lontane tra loro, difficili da coordinare.
– Minori stanziamenti alla scuola pubblica
– Maggiori risorse destinate alle scuole private, in virtù della legge 62/2000 sulla “parità scolastica”
– Il blocco degli scatti di anzianità
– La riduzione dell’orario curricolare (Riforma Gelmini)
– La cancellazione delle ore a disposizione, attraverso le quali era possibile sostituire i docenti assenti per brevi periodi nelle classi, garantendo la continuità didattica.
– L’innalzamento del rapporto docenti-studenti, con la conseguente formazione di “classi pollaio”
– Il depotenziamento dei poteri degli organi collegiali, inversamente proporzionale alle crescenti prerogative riconosciute ai dirigenti scolastici
– La cronica mancanza di dirigenti titolari (con sostituzione di Dirigenti reggenti titolari di altre scuole)
– La diminuzione del personale amministrativo, tecnico e ausiliario
– Il taglio degli insegnanti di sostegno
– L’espulsione dalla scuola pubblica di migliaia di docenti precari
– Il concorso indetto dal ministro Profumo.

Il Collegio esprime inoltre fortissima preoccupazione per il ddl 953 che, attraverso un iter legislativo che ne prevede la discussione e l’approvazione nelle sole commissioni parlamentari (perché al provvedimento non è riconosciuto un interesse generale tale da meritare l’attenzione dell’Aula!) e senza alcun coinvolgimento del mondo della scuola, opera una trasformazione radicale degli organi collegiali e dell’organizzazione scolastica. Il ddl 953 intende infatti consegnare la scuola della Repubblica alla discrezionalità di statuti e di  regolamenti diversi da un istituto all’altro; legittimare e promuovere l’ingerenza degli interessi privati, variamente declinati a livello locale, nella scelta, nell’organizzazione e nella valutazione delle attività formative.
La scuola può ben definirsi, come diceva Pietro Calamandrei, un “organo costituzionale”, perché svolge il fondamentale ruolo di dare attuazione all’art. 3 della Costituzione, ossia contribuire a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono l’effettiva eguaglianza di tutti i cittadini, promuovendo la libertà e il sapere critico. Solo una scuola giuridicamente ordinata in modo omogeneo e unitario, la scuola della Repubblica (e non quella del ministero, dei privati o delle realtà territoriali), può promuovere un’istruzione qualificata e qualificante da Nord a Sud, uguale per tutti e che dia a tutti pari opportunità. La stessa Costituzione (art. 33 comma 1) garantisce ai docenti la libertà di insegnamento. Ma se si “patteggiano” contenuti e metodologie didattiche con i soggetti pubblici o privati che, con questa legge, saranno membri del Consiglio dell’Autonomia (ex Consiglio di Istituto) e che potranno finanziare le scuole e partecipare alla redazione del piano dell’offerta formativa, oltre che alle scelte pedagogiche e didattiche dei singoli istituti, la libertà di insegnamento sarà minata alla sue fondamenta. In questo senso va anche la scelta, che ribadisce il ruolo preminente e verticistico del Ministro e dell’INVALSI, di costituire in ogni istituto un “Nucleo di valutazione designato dal dirigente (e nel quale ci deve essere la presenza di un privato) con il compito di dare un giudizio sulla organizzazione delle attività e sulla didattica secondo i criteri di valutazione nazionali dell’INVALSI.

Per tutte queste ragioni il collegio delibera  di interrompere tutte le attività aggiuntive

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...