Documento del collegio docenti dell’IIS “Blaise Pascal” di Pomezia

31 Ott

I docenti dell’IIS “Blaise Pascal” di Pomezia, amareggiati e sdegnati, vogliono esprimere con forza e determinazione il loro totale dissenso sulla legge di stabilità e non assisteranno impotenti e indifferenti alla distruzione finale di quella scuola che, attraverso l’istruzione, è un vettore di ascesa sociale , che ha permesso, e sperano possa continuare a permettere, la crescita e lo sviluppo culturale, economico e sociale del nostro paese.

Rivendicano con orgoglio la loro dignità di intellettuali che hanno fatto dell’insegnamento la loro professione e, ancora una volta, lottano per difendere la scuola stufi di essere bersagliati dal disprezzo di politicanti a cui, evidentemente, non è bastato il massacro dell’istruzione fatto con una riforma basata su tagli indiscriminati e nuovi programmi che definire inadeguati è un eufemismo. Sono stanchi di veder denigrata la propria professionalità poliedrica e versatile che include un continuo work in progress basato su informazione, cultura, pedagogia, assistenza sociale, ore regalate allo Stato, alle famiglie, agli studenti, che si concretizza in un lavoro sommerso mai riconosciuto da nessuno.  Lo scorso anno si era accesa una speranza per il miglioramento della scuola italiana. Il quattro novembre del 2011 l’UE inviò una lettera in cui esponeva i 39 punti critici del nostro paese a cui imputare la condizione di crisi e faceva una serie di richieste al governo di allora tra cui riportiamo: 14. Come intende il governo valorizzare il ruolo degli insegnanti nelle singole scuole? Quale tipo di incentivo il governo intende varare?

Il governo non solo non rispose, ma a seguito della lettera stessa fu costretto a dimettersi.

Oggi l’attuale esecutivo vuole porre fine a quella flebile speranza inventando una nuova forma di schiavitù.  Forte di una miscellanea parlamentare mai vista che costituisce la sua maggioranza propone: aumento del 30% dell’orario di servizio dei docenti senza retribuzione, in cambio di un falso aumento delle ferie. In un sol colpo (di stato?) brucia: il contratto di lavoro, l’ARAN, i sindacati, lo Stato di Diritto, le richieste della tanto citata Europa e la possibilità per migliaia di colleghi precari, che sino ad oggi hanno dato un contributo determinante al funzionamento della scuola, di accedere legittimamente alla stabilizzazione.

Se non avessimo il sospetto di un disegno mirato a destabilizzare le istituzioni e, in primis, la scuola perché insegna a tutti a pensare, potremmo ironizzare ed azzardare due ipotesi: primo, gli attuali componenti del governo non sono più abituati a comprendere l’italiano poiché si esprimono prevalentemente in altre lingue e hanno confuso i termini “ valorizzare” e “incentivare” sostituendoli con “rovinare” e “scoraggiare” ; in questo caso possono correggere subito anche perché la Cultura non dovrebbe difettargli, visto il titolo di cui si fregiano. Seconda ipotesi: le richieste dell’Europa oggi non sono più degne d’interesse, non hanno peso, non contano più, non devono più essere soddisfatte e allora:

• via tutta la legge di stabilità ;

• via il pdl 953 ex Aprea, riforma peggiorativa degli organi collegiali che introduce pesanti elementi di privatizzazione nelle scuole a discapito della libertà di insegnamento e che demolisce il sistema nazionale di istruzione ledendo il principio stesso di uguaglianza sancito dalla Costituzione;

• via la riforma delle pensioni;

• via tutti gli articoli sulla “spending review” che riguardano la scuola

in altre parole , via tutti i sacrifici imposti a tutte le categorie di cittadini.

Questo documento è stato votato all’unanimità nel collegio docenti del 29 ottobre 2012

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