Documento dei docenti del Liceo classico-Linguistico T. Lucrezio Caro

4 Nov

Per la dignità del lavoro docente

 

Noi docenti del liceo Lucrezio Caro di Roma, riuniti in Assemblea in data 22 ottobre 2012, dichiariamo la nostra indignazione per le misure contenute nella legge di stabilità che prevedono, a partire dal settembre 2013, l’aumento da 18 a 24 ore dell’orario di cattedra senza alcuna contropartita economica.

 

È in questa sede che esprimiamo la nostra ferma protesta per tale provvedimento, perché, determinando un pesante aggravio dei carichi di lavoro avrebbe un’influenza negativa sullo svolgimento delle attività didattiche con il risultato di determinare il peggioramento della qualità dell’istruzione. Le attuali 18 ore sono riservate esclusivamente alla lezione frontale, ma il lavoro di un insegnante comporta un numero elevato di attività connesse alla funzione docente che vanno ben al di là del lavoro in classe, quali:

 

a) la progettazione e preparazione delle lezioni (tra cui da qualche anno la didattica CLIL che comporta un forte impegno dei docenti coinvolti), delle prove di verifica, dei materiali necessari (fotocopie, slides per LIM, testi di consultazione, ecc.)

b) la correzione delle verifiche obbligatorie e di quelle aggiuntive (questionari, ecc.) finalizzate ad un controllo frequente dell’efficacia del lavoro didattico

b) l’indispensabile attività di studio e di aggiornamento;

c) lo svolgimento di tutte quelle funzioni obbligatorie ma altre dal rapporto frontale con le classi, come la tenuta dei registri, i rapporti con i familiari e di tutte quelle pratiche legate alla burocrazia scolastica: programmazioni, consigli, scrutini, esami, collegi, progetti ecc.

d) la preparazione e lo svolgimento di tutte le attività extracurricolari che ampliano e qualificano l’offerta formativa: le rappresentazioni teatrali e cinematografiche, le visite mattutine o giornaliere a luoghi di interesse culturale, la partecipazione a convegni, conferenze, eventi scientifici, i viaggi di istruzione, ecc.

e) la tessitura di quelle reti che garantiscono il positivo e necessario interscambio scuola-società civile a livello nazionale ed internazionale.

 

Si tratta di un lavoro sommerso dalla mole imponente, ignorato solo da chi della scuola ha una visione superficiale spesso legata a lontane esperienze giovanili.

L’obbligo delle 24 ore di servizio appare, da questo punto di vista, come segno di una volontà di un vero e proprio declassamento della funzione docente da lavoro intellettuale a semplice lavoro esecutivo di trasmissione di nozioni. L’effetto di perdita di efficacia dell’azione docente e nei confronti del lavoro, che sarebbe senza ombra di dubbio generato da tale aumento dell’orario di servizio, appare in palese contraddizione con i proclami, lanciati ripetutamente dal governo in carica, sulla necessità di accrescere la qualità dell’insegnamento – e di conseguenza il livello dei risultati – della scuola italiana.

 

La proposta di un aumento delle ore di lavoro dei docenti a parità di retribuzione è, a nostro avviso, funzionale a spegnere tutte le rivendicazioni economiche in essere, rivendicazioni più che motivate in quanto puntano tutte al recupero degli scatti di anzianità (acquisiti), al recupero del potere di acquisto delle retribuzioni, ultime in Europa, fortemente compresso da ormai un quindicennio, alla stipula del nuovo CCNL, fermo al 2007 (e forse bloccato ancora per due anni).

 

Denunciamo quindi l’inammissibilità di un aumento dell’orario di lavoro, nella misura di ben un terzo di quello attualmente in vigore, con l’aggravante di non prevedere alcuna contropartita economica. Il provvedimento contenuto nella legge di stabilità, annunciato e fatto proprio dal ministro Profumo, si configura come una clamorosa violazione delle norme contenute nel contratto nazionale di lavoro degli insegnanti che è legge dello Stato. La sua entrata in vigore equivarrebbe ad una cancellazione della stessa funzione di contrattazione del sindacato e dello strumento giuridico del contratto nazionale di lavoro. In aggiunta suonerebbe come uno schiaffo per i tanti precari che, da anni, garantiscono la funzionalità delle scuole in cambio di spostamenti continui, retribuzione sempre a livello iniziale, licenziamenti ripetuti: di loro non ci sarebbe semplicemente più bisogno. E il Concorso, signor Ministro, che fine farebbe? Non diventerebbe del tutto superfluo?

 

Allo stesso tempo manifestiamo la più viva preoccupazione di Docenti della Repubblica per la prossima trasformazione in legge del DDL 953 ex Aprea, il progetto di riforma degli organi collegiali che restringe gli spazi di democrazia, aprendo la strada all’autonomia statutaria di ogni singola scuola, con la conseguente messa in discussione di un sistema nazionale pubblico dell’istruzione e la pericolosa accelerazione sul ruolo dei soggetti privati che avranno la possibilità di entrare a far parte degli organi collegiali e, in ragione del loro finanziamento esterno, influenzare pesantemente il Piano dell’Offerta Formativa.

 

Abbiamo forte l’impressione che, una volta di più, questo Ministero si muova – in perfetta continuità con chi l’ha preceduto – come un elefante in una cristalleria, facendo danni ad ogni movimento. Non si gioca così con la vita delle persone, non si va in Europa depauperando chi lavora e sottraendo ad altri quel poco di lavoro che c’è. Non riprenderà il riscatto civile e morale del Paese senza veri investimenti nel sistema dell’Istruzione e della formazione.

 

È perciò che i docenti del Liceo Lucrezio si costituiscono in assemblea permanente contro l’articolo 3 della legge di stabilità 2013, con lo scopo di promuovere la costituzione di una rete di scuole romane che vogliano impegnarsi in questa direzione, avviare una serie di iniziative che coinvolgano studenti e genitori, distribuire materiale informativo ed esporre una serie di segni che rendano visibile la loro protesta. È in gioco la dignità dell’insegnante, la civiltà del lavoro, il bene comune della scuola e il ruolo della cultura nella società. I docenti del Liceo Lucrezio sono uomini e donne liberi che difenderanno tutto questo.

A partire da domani e per una settimana applicheranno la didattica essenziale, concentreranno cioè il loro impegno esclusivamente in aula, per mostrare a tutti, agli studenti ed ai loro familiari in primo luogo, quanto sia falsa l’opinione sulla quale si basano le misure contenute nella Legge di stabilità. Non sarà un danno per gli utenti della scuola, perché è in contingenze come questa, è nel modo di gestire i conflitti che può meglio manifestarsi lo spessore civile di una comunità.

Altre azioni e modalità della protesta saranno discusse nell’assemblea sindacale indetta per martedì 30 ottobre.

 

 

 

I docenti del Liceo Lucrezio Caro di Roma

(documento votato a larga maggioranza)

 

Roma, 22 ottobre 201

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