Collegio docenti IIS Von Neumann

6 Nov

I docenti dell’I.I.S. “J. Von Neumann” di Roma, riuniti nel Collegio dei Docenti autoconvocato dopo l’assemblea sindacale RSU svoltasi il 24 ottobre scorso esprimono il loro forte dissenso e denunciano la grave situazione che si verrebbe a creare nella Scuola Pubblica Italiana, qualora Patto di Stabilità 2013 (art.3,comma 42) e proposta di legge n.953 ( ex legge Aprea, ora legge Ghizzoni) fossero approvate.

 

Il comma n.42 dell’art. 3 del Patto di Stabilità aumenta di un terzo l’orario di lavoro dei docenti delle scuole medie e superiori, portandolo da 18 ore a 24, a parità di salario. Si evidenzia che nel metodo e nel merito si tratta di un provvedimento sbagliato e iniquo. Nel metodo perché, in assoluto spregio al diritto e alla Costituzione della Repubblica, si interviene su una materia che è regolata dalla contrattazione collettiva liberamente sottoscritta fra le parti, imponendo dall’alto prestazioni di lavoro che non sono previste nel CCNL attualmente in vigore: si tratta di un pericoloso precedente che mortifica la civiltà del lavoro e delinea un paradigma autoritario e illiberale di relazione stato-cittadino.
Ma il provvedimento è anche sbagliato nel merito. Chiunque operi nella scuola, infatti, sa bene che le ore di lezione frontali sono soltanto una parte dell’attività di un docente, che spende la propria professionalità anche nella preparazione delle medesime, nella predisposizione e nella correzione dei compiti in classe, nei ricevimenti delle famiglie, nella programmazione, nelle attività collegiali e nell’auto-aggiornamento.
Occorre poi dire con chiarezza che i docenti italiani hanno un carico settimanale di ore di lezione in classe – che, lo ripetiamo, sono solo una parte del totale – superiore o uguale alla media europea ( nella scuola primaria 22 contro 19,6 in Europa, nella secondaria superiore, 18 contro 16,3, nella scuola media, 18 contro 18,1), ricevendo, per contro, nella media, stipendi molto più bassi.
L’effetto di questo provvedimento sarà devastante in termini sociali: se l’orario frontale aumenterà di un terzo, una cattedra su quattro sarà assorbita da chi già lavora; secondo alcune stime si perderanno circa 30 mila posti di lavoro. Ancora una volta, dopo la soppressione di 87 mila cattedre, per effetto della riforma Gelmini, dopo il blocco degli scatti di anzianità e la mancata firma dei contratti di lavoro, scaduti da anni, è la scuola a pagare la crisi. In Italia come in Europa i debiti sovrani vengono garantiti dal sacrificio dei lavoratori e dal taglio del welfare, mentre ingenti risorse vengono dirottate sulle banche e su quei soggetti che sono responsabili della crisi, con un tasso di iniquità sociale che non ha precedenti dalla fine della seconda guerra mondiale. A perdere il lavoro saranno quei giovani docenti, che il Ministro dice di voler tutelare e per i quali sarebbe in arrivo un concorso (ma su quali posti?).
L’ansia di misurare con parametri esclusivamente quantitativi il lavoro dell’insegnante, anziché qualitativi, nasconde un profondo disprezzo, che vuol fare di lui non più un intellettuale che tramanda cultura ed un educatore che costruisce un’apertura nel dialogo con gli studenti, ma un guardiano a ore pagato per un parcheggio giornaliero e chiamato a impartire un sapere talmente elementare e meccanizzato che le sue ore di lavoro possono essere aumentate a piacimento, senza che questo comporti un abbassamento del livello qualitativo: la dequalificazione dell’insegnamento e la sua regressione invece saranno inevitabili. Si nota che la figura professionale dei docenti, ancora una volta, appare mortificata, in ogni ordine e grado del sistema educativo, essi vengono considerati spesso non in base alle loro specifiche competenze ma in funzione delle esigenze economiche di risparmio, ignorando del tutto i bisogni concreti della scuola, di chi la frequenta e di chi vi opera.
I docenti inoltre fanno notare che i risparmi forzati sulla scuola pubblica, messi in atto con l’art. 3 del Patto di Stabilità, vedono dall’altro spostare contributi pubblici sostanziosi verso la scuola privata, alla quale si concede anche l’attivazione di classi con numero minimo di alunni ( 8 ), senza alcun controllo sul reclutamento dei docenti.
Per quanto si profila, inoltre, all’interno del Ddl ( Aprea-Ghizzoni) n.953, attualmente in discussione nel chiuso della VII commissione e non in Parlamento, come se fosse una legge priva di particolare rilevanza nazionale, i docenti denunciano i suoi punti di maggiore criticità:
– l’introduzione dello strumento dello Statuto, differente scuola per scuola, provocherà una frammentazione ed un indebolimento del sistema nazionale d’istruzione: la definizione delle regole democratiche e della partecipazione alla vita attiva della scuola sarà demandata alla discrezionalità delle singole dirigenze. Lo Statuto, secondo tali modalità, causerà una totale perdita delle pari opportunità sul territorio nazionale;
– il patteggiamento di contenuti e metodologie didattiche con soggetti privati lede la libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione;
– la restrizione degli spazi di democrazia all’interno degli organi di governo della scuola azzererà in sostanza gli Organi Collegiali: si denuncia l’assenza totale della componente del personale Ata nelle decisioni, ciò sembra inquadrarsi in un disegno di esternalizzazione dei servizi e dell’assistenza tecnico-amministrativa e, in aggiunta, la diminuzione della componente degli studenti, a cui, se minorenni, viene tolto anche il diritto al voto;
– la “sussidiarità” del privato, in regime di autonomia statutaria, con Dirigenti svincolati dal rispetto delle competenze del Collegio dei Docenti, si tradurrà in “Aziendalizzazione” e privatizzazione dell’Istruzione;
– la natura incostituzionale del testo rispetto agli art. 3, 33 e 34 della Carta Costituzionale è evidente.
Sulla base di queste considerazioni, poiché sono in gioco non solo la dignità dell’insegnante, ma anche la civiltà del lavoro, il bene comune della scuola, il ruolo della cultura nella società, i valori della democrazia, il Collegio dei docenti esprime la propria opposizione alle due proposte di Legge, ricorda al governo che tagliare sull’istruzione è per un paese una scelta grave, perché significa rinunciare ad investire per il futuro, attua le seguenti azioni di protesta:
Blocco di tutte le attività del Piano dell’Offerta Formativa – POF –( ad eccezione dell’attività di orientamento in entrata) : funzioni strumentali, dipartimenti, coordinamenti di vario tipo, consigli di classe, consegna delle programmazioni didattiche, blocco dei viaggi di istruzione e delle uscite didattiche, blocco di tutte le attività extracurricolari, antimeridiane e pomeridiane, adozione dei libri di testo;
Settimana di “didattica essenziale” dal 05/11/2012 al 17/11/2012

  1. 12/11/2012: assemblea auto-convocata, in orario scolastico, aperta a genitori ed alunni;
  2. Riunione dei docenti il giorno Venerdì 16/11/2012 alle 14:30 per fare il punto della situazione e programmare l’eventuale prosecuzione dell’azione di protesta;
  3. Informazione in modo capillare durante la settimana attraverso diversi canali di comunicazione (comunicati stampa, documenti, etc);
  4. Utilizzo del sito web del Neumann esclusivamente per la diffusione di comunicazioni relative all’azione di protesta.

Il Collegio docenti invita tutto il personale ATA ad attenersi , come azione di protesta, al rispetto rigido del mansionario previsto dalle norme contrattuali.
Per salvaguardare la conoscenza quale bene comune e per restituire dignità al lavoro dopo anni di tagli e assenza di progetto educativo complessivo, si chiede la collaborazione di genitori e alunni alla nostra azione di protesta.

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