Documento dei lavoratori del Liceo Scientifico “Sandro Pertini” di Ladispoli contro l’art. 3 della Legge di Stabilità 2013

6 Nov

 

 

 

 

I docenti del Liceo Scientifico Pertini di Ladispoli denunciano la grave situazione che si verrà a creare nella scuola italiana qualora venisse approvato l’articolo 3 della legge di stabilità 2013, attualmente in discussione.

L’articolo in questione aumenta di un terzo l’orario di lavoro dei docenti a parità di salario. Si tratta nel metodo e nel merito di un provvedimento sbagliato e iniquo. Nel metodo perché, in assoluto spregio al diritto e alla Costituzione della Repubblica, si interviene su una materia che è regolata da contratti liberamente sottoscritti fra le parti e si impongono dall’alto prestazioni di lavoro che non sono previste nel CCNL attualmente in vigore: si tratta di un pericoloso precedente che mortifica la civiltà del lavoro e delinea un paradigma autoritario e illiberale di relazione stato-cittadino. Neanche nei modelli totalitari lo stato interveniva a stabilire i tempi di lavoro e persino lì si preservavano le apparenze della contrattazione fra le parti.

Ma il provvedimento è anche sbagliato nel merito. Chiunque operi nella scuola, infatti, sa bene che le ore di lezione frontali sono soltanto una parte dell’attività di un docente, che spende la propria professionalità anche nella preparazione delle medesime, nella predisposizione e nella correzione delle verifiche, nei ricevimenti delle famiglie, nella programmazione e nelle attività collegiali. Occorre poi sottolineare con chiarezza che l’aumento dell’orario di lavoro non si tradurrà in un incremento delle ore di lezione impartite in

una singola classe (che anzi sono state notevolmente diminuite dalla Riforma Gelmini), ma in un numero maggiore di classi per singolo docente, il che tenderà a indebolire l’aspetto relazionale della didattica, a spersonalizzarla e ad allontanarla dalle esigenze e dai bisogni dello studente, che invece sarebbe doveroso valorizzare nella sua individualità.

Occorre poi dire con chiarezza che i docenti italiani della scuola secondaria superiore hanno un carico settimanale di ore di lezione in classe superiore alla media europea.

L’effetto di questo provvedimento sarà devastante in termini sociali: se il nostro orario aumenterà di un terzo, una cattedra su quattro sarà assorbita da chi già lavora; ancora una volta, dopo la soppressione di 87 mila cattedre per effetto della riforma Gelmini, dopo il blocco degli scatti di anzianità e la mancata firma dei contratti di lavoro, scaduti da anni, è la scuola pubblica a pagare la crisi. In Italia come in Europa i debiti sovrani vengono garantiti dal sacrificio dei lavoratori e dal taglio del welfare, mentre ingenti risorse vengono dirottate sulle banche e su quei soggetti che sono responsabili della crisi, con un tasso di iniquità sociale che non ha precedenti dalla fine della seconda guerra mondiale.

A perdere il lavoro saranno quei giovani docenti, che il Ministro dice di voler tutelare: un massacro generazionale, dunque, oltre che sociale; i giovani insegnanti, che lavorano da anni come supplenti reclutati dalle Graduatorie ad Esaurimento e assicurano con la loro professionalità e la loro competenza il regolare andamento dell’anno scolastico, vengono ora tagliati come rami secchi, senza considerare che si tratta di abilitati vincitori di concorso, titolari in alcuni casi di dottorati di ricerca e di master; il massacro è dunque sociale, generazionale e cognitivo, ciò che la nostra comunità repubblicana non può permettersi in questo momento di gravissima crisi economica.

C’è poi un altro aspetto: quest’ansia di misurare con parametri esclusivamente quantitativi il lavoro dell’insegnante nasconde un profondo disprezzo che vuol fare di lui non più un intellettuale che tramanda cultura, ma un guardiano a ore pagato per un parcheggio giornaliero e chiamato a impartire un sapere talmente elementare e meccanizzato che si possono aumentare a piacimento le sue ore di lavoro, senza che questo comporti un abbassamento del livello qualitativo.

Ma non c’è soltanto il mancato riconoscimento del nostro ruolo; è in gioco anche un profondo disprezzo per il lavoro in quanto tale.

Non si tratta soltanto della fatica fisica di fare lezione su argomenti eterogenei, complessi, che richiedono preparazione e studio continui, ma di un disegno che, aumentando le ore attraverso l’assegnazione di un maggior numero di classi, incide pesantemente sugli aspetti relazionali dell’insegnamento e sull’attività di ricerca correlata alla didattica e ad essa finalizzata.

Inoltre i lavoratori del Liceo Scientifico Pertini di Ladispoli dicono NO al DISEGNO APREA (DDL 953) che elimina la rappresentanza democratica nelle scuole , siglando l’abolizione dei decreti delegati (consigli di classe, collegio docenti, consiglio d’istituto, assemblee studentesche), stabilendo così l’aziendalizzazione della scuola pubblica.

 

 

 

 

 

E’ per questo motivo che i lavoratori del Liceo Scientifico Sandro Pertini di Ladispoli decidono di sospendere tutte le attività aggiuntive date finora per scontate:

  • i coordinatori di classe
  • il registro elettronico
  • i viaggi di istruzione
  • le visite guidate
  • i corsi di recupero
  • gli sportelli didattici
  • i progetti
  • le funzioni strumentali

 

È in gioco la dignità dell’insegnante, la civiltà del lavoro, il bene comune della scuola e il ruolo della cultura nella società.

 

 

 

I lavoratori del Liceo Scientifico Sandro Pertini

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