COMUNICATO DEI DOCENTI E DEL PERSONALE ATA DELL’ IIS “CARLO URBANI” DI ROMA

7 Nov

Gli insegnanti e il personale ATA dell’ IIS “Carlo Urbani” riuniti in assemblea esprimono forte dissenso e netta contrarietà ai provvedimenti sulla scuola contenuti nella Legge di stabilità 2012, documento da cui traspare un evidente disprezzo per il lavoro dei docenti cui si aggiunge un’evidente inconsapevolezza di quello che significa insegnare e della fatica intellettuale che questo comporta.

 

Il governo Berlusconi aveva cancellato 150 mila posti di lavoro e creato classi-pollaio fino a 35 alunni; il governo dei professori (sic!) stabilisce che il contratto nazionale, fermo dal 2009, resti bloccato fino al 2014 insieme al pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale. Lo stesso vale per gli scatti di anzianità, l’unica progressione certa di carriera. Per tacere dei 183 milioni di tagli al nostro comparto previsti dalla spending review, tagli ancor più gravi per gli istituti di istruzione professionale, spesso messi in condizione di non poter garantire attività di laboratorio centrali e indispensabili. In questo quadro appare ancora più scandalosa l’erogazione di 223 milioni alle scuole private.

Tali misure, ispirate ad una logica puramente ragionieristica, sembrano avere come scopo lo smantellamento definitivo della scuola statale.

 

Ma, come è noto, c’è di più. Monti-Profumo avevano previsto l’aumento dell’orario di lezione frontale dei docenti delle scuole medie e superiori di 6 ore a settimana, naturalmente a parità di stipendio: aumento senza precedenti nella storia della Repubblica per nessuna categoria, che avrebbe provocato il taglio di migliaia di posti di lavoro e l’espulsione in massa dei precari. Un atto di arbitrio autoritario che non teneva in minima considerazione il carico di lavoro connesso alla docenza (impegni collegiali, programmazioni, preparazione delle lezioni e delle verifiche, correzioni degli elaborati scritti, aggiornamento) e che danneggerebbe – qualora fosse ribadito – in primo luogo gli studenti per l’incidenza inevitabilmente negativa sulla didattica: già oggi negli istituti professionali ogni docente – il cui orario di cattedra è uguale o superiore alla media dell’Unione Europea – si occupa di circa cento alunni.

 

Inaccettabile, inoltre, l’eventuale trasformazione in legge del ddl 953 (ex disegno di legge Aprea) sulla “Autonomia statutaria delle Istituzioni Scolastiche”. Questa legge prevede la creazione di un «Consiglio dell’Autonomia» al posto dell’attuale Consiglio d’Istituto, di cui potranno far parte «membri esterni, scelti fra le realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi, in numero non superiore a 2» (art. 4): ogni scuola rischierà così di essere esposta ai poteri forti presenti nel territorio. Ogni Consiglio dell’Autonomia elaborerà inoltre uno «Statuto autonomo», diverso per ciascuna delle diecimila scuole italiane, che regolamenterà l’amministrazione dell’istituto e la strutturazione degli organi interni: materie finora regolate da una normativa unitaria per tutto il territorio nazionale. Lo Stato, insomma, non garantirà più le pari opportunità degli studenti nell’esercizio del diritto allo studio.

 

Alla gravità delle misure fin qui ricordate si aggiunge l’intollerabile metodo usato per farle diventare legge dello Stato. Il testo è stato infatti rimandato in sede legislativa alla VII Commissione Cultura, non all’intera assemblea parlamentare, procedura riservata ai progetti di legge che rivestono particolare urgenza, senza pubblico dibattito e nel silenzio dei media.

 

Non rassicurano, infine, le ipotesi sulle voci di spesa che potrebbero essere prese in considerazione all’interno del Miur per coprire il contributo di 183 milioni di euro da destinare alla Legge di stabilità; si va dalla possibile riduzione del numero dei commissari esterni agli esami di stato (da 3 a 2 componenti) alla nomina di Presidenti e commissari ai suddetti esami solo nel comune di servizio o di residenza; dalla riduzione del compenso per docenza nei corsi di recupero alla loro abolizione tout court; dal ridimensionamento o abolizione del MOF alla decurtazione del Fondo d’istituto per progetti «poco attinenti alla didattica» (?). Tagli, tagli e ancora tagli a danno del sistema scolastico pubblico, come si vede.

 

I docenti e il personale ATA del “Carlo Urbani”

 

a) esprimono piena solidarietà con le altre scuole in mobilitazione, con cui si propongono di attivare e mantenere un collegamento;

 

b) chiedono con forza al Governo di ritirare e/o di non reintrodurre surrettiziamente le norme contenute nella legge di stabilità che penalizzano ulteriormente il settore della Scuola Pubblica e in particolare le norme contenute all’art.3 (che introduce l’aumento dell’orario di servizio da diciotto a ventiquattro ore) e all’art.8 (che proroga il blocco dei contratti statali fino al 2014 e introduce il mancato pagamento nel biennio 2013-2014 dell’indennità di vacanza contrattuale);

 

c) si ripromettono di utilizzare tutte le occasioni possibili per informare le famiglie e gli studenti sulle ricadute didattiche dei provvedimenti previsti per la scuola statale; promuovono l’attivazione di tutti i possibili canali di comunicazione (Rete, social network, organi di stampa) che rendano visibile il nostro dissenso e contribuiscano ad accrescere la consapevolezza dei cittadini sulle ragioni della nostra protesta.

 

Roma, 6 novembre 2012

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