Lettera al Presidente della Repubblica e al Ministro dell’Istruzione del Collegio docenti dell’IC Via Mar Rosso di Roma

7 Nov

Noi docenti

Non condividiamo i provvedimenti che il governo si appresta ad approvare in merito alla scuola.

Anzitutto stigmatizziamo un provvedimento che riguarda direttamente la nostra categoria di lavoratori.

1) Il concorso, oltre a non prevedere la possibilità per i docenti assunti a tempo indeterminato di partecipare ai fini dei soli titoli, come accadeva invece per i concorsi passati, non servirà ad immettere in ruolo i docenti precari – come dichiarato – ma avrà come unico effetto quello di aumentare la concorrenza tra i precari stessi e di creare nuovamente una sorta di “doppio canale”.

Soprattutto vogliamo però intervenire contro dei provvedimenti che incidono a livello nazionale contro i diritti costituzionali dei cittadini.

2) La legge 953

a) trasforma le scuole statali in “Istituzioni Scolastiche Autonome” che definiscono autonomamente la didattica e le linee programmatiche,

b) da individuare anche grazie ad investimenti economici diretti, di enti o privati,

c) enti o privati che vengono poi chiamati a valutare la didattica della singola “Istituzione Scolastica” da loro finanziata.

d) Le “Istituzioni Scolastiche Autonome”, compresi i loro programmi ed il loro personale, sono gestite dalle Regioni.

e) Tutti gli organi di gestione e di democrazia interni alla scuola sanciti dai “Decreti Delegati” e confermati dal “Decreto Legislativo del 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni” sono aboliti

f) e parzialmente sostituiti da “Organismi”, istituiti e composti sulla base dei singoli “Statuti” elaborati da ciascuna “Istituzione Scolastica Autonoma” e gestiti grazie a “Regolamenti”, pure interni. Tali “Organismi” hanno funzioni solo in parte sovrapponibili ai precedenti organi collegiali e vengono costituiti con modalità totalmente diverse.

g) Tra questi Organismi è il “Consiglio dell’Autonomia”, che sostituisce il Consiglio di Istituto e che redige lo “Statuto” e il “Regolamento”. Ma lo “Statuto” e il “Regolamento” regolano anche le modalità di istituzione, composizione, elezione o nomina dello stesso “Consiglio dell’Autonomia” (chi dunque eleggerà/nominerà il primo “Consiglio dell’Autonomia”?). Di esso fanno parte di diritto il Dirigente Scolastico ed un esterno; il DSGA avrà ruoli solo consultivi e di supporto amministrativo senza diritto di voto; i rappresentanti di genitori, studenti (limitatamente agli istituti di istruzione secondaria superiore), docenti e ATA potranno essere nominati dal preside.

h) Il consiglio di classe, privo di compiti e mansioni specificate, è mantenuto solo nella sua componente integrale: gli scrutini e la programmazione della classe verranno condotti dai singoli “docenti che ne sono responsabili” e non da un organo a ciò preposto.

i) Tra i vari “Organismi”, il “Consiglio dell’Autonomia” dovrà provvedere a nominare un “Nucleo di Valutazione” allo scopo di redigere una autovalutazione “dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità complessive del Servizio Scolastico” offerto dall’“Istituzione Scolastica” stessa. Esso è composto da un “soggetto esterno, individuato dal “Consiglio dell’Autonomia” sulla base di criteri di competenza” e poi da “almeno un docente, un genitore ed uno studente” dell’istituto stesso per un totale variabile da 5 a 7 membri, a seconda delle scelte prese dalle singole “Istituzioni Scolastiche” con il loro personale “Regolamento”.

Noi contestiamo questi provvedimenti.

a-b) Il complesso delle scuole statali e pubbliche viene parcellizzato in singoli istituti che, grazie all’estrema autonomia interna loro assegnata, cessano di essere legati – se non in maniera puramente formale – alle “indicazioni” e agli “standard nazionali per il curricolo”. Questo provvedimento fa sì che cessi di esistere quella scuola statale uguale per tutti e che provvede a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” necessari a garantire “la libertà e l’eguaglianza dei cittadini” e “il pieno sviluppo della persona umana” perché essa possa pienamente partecipare all’“organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Le “Istituzioni Scolastiche Autonome” diventeranno, invece, più o meno prestigiose, più o meno efficienti, più o meno competenti a seconda del territorio in cui sono istituite, cioè a seconda della maggiore o minore ricchezza di reddito familiare degli alunni iscritti e dei maggiori o minori investimenti di privati che vi interverranno. Questo provvedimento è pertanto in contrasto con i “Principi Fondamentali” della “Costituzione Italiana” quali riconosciuti agli articoli 2 e 3.

d) Il governo ha appena iniziato il percorso per modificare il titolo V della “Costituzione Italiana” e diminuire i poteri alle Regioni. Con questa legge, invece, le singole scuole vengono consegnate proprio alle Regioni. Quali saranno le conseguenze per la validità nazionale dei titoli di studio e per le modalità di assunzione e trasferimento del personale scolastico sul territorio italiano? Questo elemento da solo squalifica l’intera legge e la rivela come una legge volta a smantellare l’intero Sistema Nazionale di Istruzione. È dunque solo apparentemente in conformità con l’art. 5 dei “Principi Fondamentali” della “Costituzione Italiana”, perché in realtà ne viola il principio di “unità e indivisibilità” e ciò facendo di nuovo incorre negli stessi limiti che abbiamo già osservato per il punto a-b. Tanto più che la legge non prevede alcuna forma di controllo per valutare se le scuole continueranno a rispettare le indicazioni nazionali per la didattica.

c-i) Infatti il “Nucleo di Valutazione” di Istituto ha altri scopi. Per di più il modo in cui è formato o ne pregiudica la possibilità di operare o viceversa mette troppo potere discrezionale nelle mani di pochi. Ora domandiamo: il “soggetto esterno” a quale titolo dovrebbe valutare? E come potrebbe valutare i docenti sull’esecuzione o meno di progetti da lui stesso finanziati? E un docente interno come potrebbe valutare l’operato dei colleghi? E come farebbero i docenti a valutare lo studente (negli istituti di istruzione secondaria superiore) ed il figlio di coloro che siedono nel comitato che deve valutarli? E quali titoli avrebbero tali persone per valutare l’operato della scuola? E come potrebbero valutare la rispondenza a direttive nazionali? Non sarebbe meglio affidare questo compito a chi a questo compito è già preposto, ovvero ad un comitato di ispettori ministeriali? E far intervenire gli ispettori ministeriali avrebbe senso solo quando si fosse prima smantellato – come questa legge in effetti fa – il Sistema Nazionale di Istruzione.

Non insistiamo poi sui danni provocati dai provvedimenti di cui ai punti e-f-g-h di cui qualunque insegnante saprebbe immediatamente valutare i danni apportati. Ma ovviamente questa legge è stata fatta da persone che insegnanti non sono e che per di più dimostrano di avere assai scarsa competenza in materia di scuola. Ricordiamo soltanto che tra questi sono proprio i punti contestati anche dagli studenti.

3) Si sta pensando di aumentare l’orario di lezione dei docenti di 1/3 a parità di stipendio e a fronte di un aumento di ferie di 15 giorni da usufruirsi “nei giorni di sospensione delle lezioni definiti dai calendari scolastici regionali ad esclusione di quelli destinati agli scrutini, agli esami di Stato e alle attività valutative”. Questo provvedimento a partire dall’a.s. 2014-15.

Il governo sta inoltre progettando di prolungare a tutto il 2017 il blocco della carriera e degli stipendi dei docenti, introdotto nel 2009.

La Corte Costituzionale ha appena sancito l’incostituzionalità di limitare gli stipendi agli alti dirigenti statali con la giustificazione che si andava a colpire una sola categoria di lavoratori e non tutti i lavoratori dipendenti. Qui si costringe un’intera categoria di lavoratori a lavorare 1/3 delle ore in più e ad avere gli scatti di stipendio bloccati per anni e non recuperabili. Ma di nuovo: una sola categoria di lavoratori. Non è anche questo incostituzionale?

E se tale provvedimento lo si estendesse a tutte le categorie di lavoratori dipendenti, davvero nessuno avrebbe niente da dire?

Le ferie aumentate sono una barzelletta: per i docenti impegnati negli Esami di Stato tale aumento è spesso impossibile; per quanto riguarda gli altri docenti, esso consente di recuperare meno di ¼ delle ore di lezione aggiunte, a fronte di uno stress non sopportabile da coloro che compiono un lavoro che è tra i più a rischio di burn out per motivi psichiatrici.

Il provvedimento comporta inoltre il licenziamento di 1/3 del personale. Ministro, lei dice “solo 10.000 persone”. Noi non crediamo. Ma anche se fosse, le sembra poco? E a che serve allora indire un concorso per l’assunzione di nuovo personale (vedi punto 1)? E quante famiglie o, peggio, “mancate famiglie” ne sarebbero colpite?

Si dice che noi insegnanti lavoriamo poco, e comunque meno dei docenti all’estero. Primo, non è vero (o almeno non è vero per tutti). Secondo è falso: si confrontano gli orari di lavoro con gli orari di lezione in classe. Terzo, lavoriamo in ben altre condizioni: i docenti all’estero hanno i loro uffici personali, mense interne, luoghi di lavoro puliti, dignitosi, efficienti e non pericolanti. Quarto: i docenti all’estero sono pagati di più e con questa legge il differenziale di stipendio tra noi e i nostri omologhi all’estero è destinato ad aumentare ulteriormente.

Per di più proprio il personale della scuola è quello che ha pagato l’86% della crisi (vedi anche punto 2, ma non solo). Quanto deve ancora continuare a pagare? Valiamo noi docenti forse meno degli operai dell’ILVA di Taranto o di quelli della FIAT’? Perché solo noi? È costituzionale questo? E ci aiuterebbe ad uscire dalla crisi avere insegnanti più stressati, meno in grado di compiere adeguatamente il loro importante lavoro, aumentare il numero di famiglie di italiani poveri o mal pagati? Sappiamo bene che per uscire dalla crisi bisogna investire: investire in risorse, in ricerca, in istruzione. Quando vogliamo iniziare a farlo?

4) La legge di stabilità limita la possibilità di servirsi della legge 104 per i lavoratori che ne hanno diritto, perché ogni volta che ne usufruiscono essi si vedrebbero tagliata del 50% la loro remunerazione della giornata di permesso, giornata chiesta avvalendosi dei diritti di legge.

Se si pensa che la legge 104 serva solo per furbi e furbetti, li si colpisca individualmente, come si è fatto per gli evasori fiscali. Non si agisca collettivamente – come è invece già accaduto per cercare di colpire i falsi invalidi e gli impiegati pubblici “fannulloni” o gli insegnanti – contro tutta una categoria, in questo caso, per di più, formata di persone che, oltre al loro lavoro, hanno a carico malati gravi.

5) Lo stesso discorso dei punti 3 e 4 vale anche per il declassamento dei docenti inidonei. Non è giusto far pagare la crisi alle categorie più deboli di persone, siano essi i parenti dei malati o –peggio – i malati stessi e non è costituzionale.

La grave incostituzionalità dei provvedimenti di legge qui presi in esame, lede i diritti di tutti i cittadini italiani e ne pregiudica lo sviluppo culturale, economico, le libertà personali e democratiche e le possibilità concrete per l’Italia di uscire un domani dalla crisi attuale. Chiediamo pertanto al Ministro e al Presidente della Repubblica di farsi davvero carico dei problemi della scuola – ovvero dei problemi dell’Italia del futuro – ritirando tutti i provvedimenti contestati.

Il Collegio dei Docenti dell’I.C. Mar Rosso all’unanimità.

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