LETTERA APERTA AI GENITORI E AGLI STUDENTI DELL’I.S. PIAZZA DELLA RESISTENZA DI MONTEROTONDO

8 Nov

I docenti e il personale dell’I.S. Piazza della Resistenza hanno deciso di sospendere tutte le attività volontarie eccedenti le 18 ore di lezione in classe per manifestare tutta la loro contrarietà verso l’insieme dei provvedimenti riguardanti la scuola che il governo si appresta a varare: attraverso il cosiddetto decreto di stabilità, attualmente in discussione in parlamento, attraverso il testo di riforma degli organi collegiali e per chiedere un radicale cambiamento di indirizzo delle politiche scolastiche.

Il Decreto di stabilità prevede di portare, a parità di salario, le ore settimanali di lezione frontale di ogni docente da 18 a 24 ore. Questo provvedimento ci indigna perché ignora quanto stabilito dai contratti di lavoro vigenti, perché liquida per decreto e con tratto autoritario tutto il sistema delle relazioni sindacali su cui si fonda la nostra democrazia, perché utilizza il presupposto non vero che i docenti italiani lavorino meno dei loro colleghi europei. Basta una semplice analisi dei dati ufficiali a disposizione, che si basi però su un confronto serio di sistemi scolastici molto diversi fra loro per organizzazione, disponibilità di risorse, quadri normativi e inquadramento professionale, per rendersi conto che i docenti italiani lavorano quanto i loro colleghi europei sia per quel che riguarda le ore di lezione in classe sia per quanto riguarda il tempo necessario per svolgere tutte quelle attività collegate all’insegnamento o indispensabili per assolvere alle finalità più generali della scuola. Per ogni ora d’insegnamento in classe deve essere considerata come minimo un’altra ora di lavoro che serve per preparare le lezioni, preparare e correggere i compiti in classe, partecipare alle riunioni collegiali in cui si programma l’attività didattica, curare i rapporti con le famiglie, curare il proprio aggiornamento, organizzare e preparare interventi individualizzati per fornire a tutti gli studenti le stesse opportunità, organizzare, preparare e accompagnare gli studenti durante le uscite didattiche e le visite guidate, analizzare le ultime novità nel campo dell’editoria scolastica in vista di eventuali nuove adozioni, curare le prove di verifica degli standard nazionali, partecipare, ove necessario, agli incontri con esperti e con gli addetti ai servizi socio-sanitari del territorio, ecc., ecc.. E tutto questo con salari che sono fra i più bassi d’Europa. Il governo non può non sapere tutto questo, non può non sapere che aumentando l’orario di cattedra dei docenti si aumenta a dismisura anche tutto questo necessario lavoro sommerso. La vera differenza con il resto degli altri paesi europei sta in un altro dato ufficiale: l’Italia spende per l’istruzione e per il futuro dei suoi giovani appena lo 0,8% del suo prodotto interno lordo, la cifra più bassa in Europa e nel contesto dei paesi più avanzati, due volte e mezzo di meno di quanto spende la Germania per il suo sistema d’istruzione. Questo fatto significa meno risorse, meno strumenti, ambienti insufficienti e spesso insicuri, meno opportunità per i nostri giovani. Eppure, tutti i provvedimenti governativi da vari anni a questa parte sono finalizzati esclusivamente al risparmio economico: così mentre ancora aspettiamo una riforma organica che riguardi tutti gli ordini e gradi della scuola e che sappia incidere effettivamente sulle problematiche reali, si tagliano posti di lavoro, si accorpano istituti e classi, si aumenta il numero di studenti per classe e così via di risparmio in risparmio.

Per le stesse ragioni non ci convincono i cambiamenti che si annunciano in merito agli organi collegiali di direzione ed amministrazione degli istituti scolastici.

Il ddl 953 ex Aprea è un progetto di riforma degli organi collegiali che prevede la creazione di un Consiglio d’autonomia che prenderà il posto del vecchio consiglio d’istituto e di cui potranno far parte membri esterni e rappresentanti di fondazioni, associazioni e organizzazioni in grado di portare quei finanziamenti che lo Stato non sarà più in grado di assicurare ma che avranno anche la facoltà di condizionare pesantemente gli indirizzi dell’attività educativa con logiche settoriali. A noi tutto ciò sembra preludere a un disimpegno sempre più marcato dello stato, sia per quanto riguarda l’impegno economico sia per quanto riguarda gli ordinamenti dei singoli istituti, con il pericolo concreto di creare scuole di serie A, che potranno godere dei giusti finanziamenti poiché collocate in regioni ricche e con un solido tessuto produttivo, e scuole di serie B, perché ricadenti in aree depresse o povere. Il rischio è di approfondire ancora di più gli squilibri economici, sociali e civili e di opportunità che caratterizzano questo nostro paese e ne minano l’unità. Senza un quadro di riferimento più solido e senza un preventivo rafforzamento della funzione educativa più generale della scuola e della sua capacità di elevare il livello delle aspettative degli studenti, lo stesso rapporto con il mondo de lavoro sembra una formula vuota di significato. Il nostro sistema economico per competere sui mercati internazionali ha bisogno soprattutto di idee, immaginazione, creatività oltre che di senso pratico.

C’è da dire che, nonostante questa precarietà, la scuola italiana, grazie al lavoro sottopagato e sommerso dei suoi operatori, riesce ancora a stare al passo dei sistemi scolastici dei paesi più avanzati e da essa escono anche studenti e ricercatori apprezzati in tutto il mondo. Ma il futuro delle giovani generazioni e di questo paese non può essere affidato all’incertezza, servono certezze e un sistema scolastico adeguato alle sfide che ci attendono e alle legittime aspettative delle famiglie e degli studenti.

Questa è la vera ragione della nostra mobilitazione e per questo motivo abbiamo ritenuto opportuno comunicarvi le nostre decisioni e le nostre riflessioni: siamo, infatti, convinti, in questo momento di crisi della politica e della sua funzione di rappresentare gli interessi dei cittadini, che sia necessario unire gli sforzi di tutti coloro che hanno a cuore le sorti della scuola pubblica per difendere la sua funzione democratica.

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