Documento del collegio docenti dell’ I.C. Via della Venezia Giulia

17 Nov

Documento del collegio docenti dell’ I.C. Via della Venezia Giulia

Gli insegnanti dell’I.C. Via della Venezia Giulia esprimono grave preoccupazione e profondo dissenso nei confronti delle scelte politiche fortemente punitive verso la scuola pubblica, caratterizzate da tagli di risorse e personale che mirano ad una svalutazione della professionalità, della libertà di insegnamento e ad una netta riduzione dell’arricchimento dell’offerta formativa per gli alunni. Nonostante il ministro Profumo ed il Parlamento si siano espressi ieri (11/11/2012) a favore della scuola con un ripensamento circa la proposta dell’innalzamento dell’orario a 24 ore, visto che in questi giorni stiamo assistendo ad un’altalena di decisioni contraddittorie (vedi problema degli esodati), riteniamo importante non abbassare la guardia e assolutamente continuare a mantenere viva l’attenzione sui tanti problemi della scuola che comunque permangono.

Il durissimo attacco alla scuola pubblica, bene di tutti, ci spinge pertanto a prendere posizione contro:

– L’art. 3 della Legge di Stabilità 2013
Ha come obiettivo quello di risparmiare 183 milioni di euro, adducendo come giustificazione la presunta equiparazione dell’orario degli insegnanti italiani agli standard europei. A parità di salario, la proposta è di aumentare di un terzo l’orario delle lezioni in classe (da 18 a 24).
L’articolo, inoltre, aumenterà l’orario frontale anche per i docenti di scuola primaria che passeranno dalle 22 ore frontali e due di programmazione di team obbligatoria, alle 24 ore frontali, con un ulteriore spezzettamento degli orari di cattedra e una perdita di organico. Tale proposta, quindi, è inaccettabile ed improponibile perché:
1. Le ore in più non sarebbero utilizzate per offrire agli alunni un arricchimento disciplinare (ricordiamo che alcune materie come Lettere hanno già subito una riduzione di ore d’insegnamento)
2. Interviene su una materia che è regolata da contratti sottoscritti fra le parti e impone dall’alto attività lavorative che non sono previste nel CCNL attualmente in vigore.
3. Il provvedimento vuol far passare l’idea che chi opera nella scuola lavori soltanto (!) 18 ore frontali mentre queste costituiscono, in realtà, solo una parte del gravoso impegno quotidiano di un docente. Per contratto, infatti, i docenti hanno altre 80 ore annue da svolgere nelle attività di programmazione, negli organi collegiali (consigli di classe, collegi docenti, riunioni per materie) e nei ricevimenti delle famiglie. Inoltre ognuno impiega gran parte della giornata anche nella preparazione delle lezioni, nella predisposizione e nella correzione dei compiti in classe o delle molte esercitazioni necessarie al consolidamento dei contenuti disciplinari, nell’accompagnamento, spesso fuori orario, delle classi in uscite antimeridiane o di tutta una giornata, nell’elaborazione dei (faticosi e mal retribuiti) progetti didattici finalizzati all’arricchimento dell’offerta formativa, nell’autoaggiornamento (spessissimo svolto a proprie spese!).
Il Governo ha più volte sostenuto che bisogna adeguarsi agli standard europei, ma i docenti degli altri paesi occidentali hanno computer e LIM in classe, uffici informatizzati dove poter lavorare dopo la didattica frontale, possono contare su strumenti e mezzi per fare le fotocopie necessarie alla didattica. Gli insegnanti italiani spesso non hanno neppure le sedie nelle sale professori, utilizzano ancora vecchie lavagne in ardesia e bianchi gessetti, le fotocopie le pagano a proprie spese.
4. L’effetto di questo provvedimento avrebbe significative ripercussioni in termini sociali in quanto  una cattedra su quattro sarebbe assorbita da chi già lavora, con una perdita, secondo alcune stime, di circa 30 mila posti di lavoro.
E’ bene ricordare che, nonostante detta questione delle 24 ore sembri al momento accantonata, rimane comunque l’intenzione del Governo di reperire fondi, ovvero “risparmiare”, sulla scuola pubblica, probabilmente intervenendo sul fondo di Istituto ossia sulle risorse che attualmente vengono utilizzate per retribuire l’impegno aggiuntivo del personale docente e Ata, fondo dal quale i sindacati vorrebbero attingere anche per garantire il riconoscimento degli scatti stipendiali.

– Il ddl 953 (ex Aprea), approvato dalla Camera ed ora al vaglio del Senato, nell’intento di riformare gli organi collegiali della scuola, mette in discussione l’esistenza di un sistema nazionale pubblico dell’istruzione e, permettendo a soggetti privati di entrare a far parte degli organi collegiali, offre loro la possibilità di influenzare pesantemente il Piano dell’Offerta Formativa.

Dopo la soppressione di 87 mila cattedre per effetto della riforma Gelmini, dopo il blocco degli scatti di anzianità e la mancata firma dei contratti di lavoro scaduti da anni, è la scuola a pagare la crisi. In Italia come in Europa i debiti vengono pagati dalle fasce più deboli mentre ingenti risorse vengono dirottate sulle scuole private e su quei soggetti che sono responsabili della crisi (vedi costi della politica e delle missioni militari).
L’intento di misurare con parametri esclusivamente quantitativi e aziendali il lavoro dell’insegnante rivela un profondo disprezzo ed un significativo disconoscimento della  professionalità docente ed una mancanza di rispetto nei confronti di tutti quei genitori che vogliono per i loro figli una scuola adeguata alle loro esigenze educative e culturali.  L’insegnante non è più visto come un educatore e formatore che produce cultura e costruisce un dialogo con gli studenti, ma un lavoratore a ore, pagato per fare il “guardiano”, tenuto ad impartire un sapere elementare e meccanizzato in classi che vedono aumentare sempre di più il numero degli alunni. Si vuol far diventare la scuola un parcheggio e non un luogo nel quale i ragazzi dovrebbero ricevere un’offerta formativa ampia, completa ed efficace.
Oggi è in gioco la dignità dell’insegnante, la civiltà del lavoro, il bene comune della scuola e il ruolo
della cultura nella società.
Per le ragioni sopra addotte, partecipando ad una protesta che accomuna il nostro Territorio e l’Italia intera, gli insegnanti dell’I.C. Via della Venezia Giulia PROPONGONO di:

Bloccare i viaggi d’istruzione di più giorni per l’intero anno scolastico.
Utilizzare il ricevimento di mattina anche per informare i genitori sulla situazione della scuola.
Non comunicare agli alunni ed alle famiglie la valutazione relativa ai vari elaborati prodotti dai ragazzi per tre settimane. Le maestre comunicheranno ai genitori per iscritto, sul quaderno di ciascun bambino, il motivo per cui non forniranno la valutazione relativa ai compiti svolti dagli alunni.
Consegnare il “pagellino” informativo in bianco.
Ogni Progetto, oggetto di condivisione con le famiglie durante l’assemblea per loro organizzata e in tutti gli altri incontri previsti, sarà corredato da note illustrative che specificheranno le ore previste e la eventuale remunerazione, in modo da far comprendere alle famiglie la qualità dell’attività proposta ed i sacrifici per portarla avanti.
Rendere, a tal proposito, pubblici i documenti relativi alle questioni economiche del nostro Istituto, mettendo in risalto quanti pochi fondi siano in nostro possesso e quanto purtroppo pesi esclusivamente sulle NOSTRE spalle gran parte di ciò che viene fornito agli alunni (fotocopie, materiale vario, dvd ecc.).
Certi di essere compresi, gli insegnati auspicano una feconda e comune riflessione con le famiglie che saranno chiamate a condividere momenti d’incontro per favorire la condivisione, il coinvolgimento e la partecipazione alla protesta.

Roma, lì 5 novembre 2012

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