Mozione del IC Don Bosco – Verdi

17 Nov

«Gli insegnanti, il cui orario settimanale è andato via via aumentando, sono diventati delle “macchine per vendere fiato”. Ma “la merce fiato” perde in qualità tutto ciò che guadagna in quantità. Chi ha vissuto nella scuola sa che non si può vendere impunemente fiato per 20 ore alla settimana. La scuola a volerla fare sul serio logora. E se si supera una certa soglia nasce una “complicità dolorosa ma fatale tra insegnanti e studenti a far passare il tempo”. La scuola si trasforma in un ufficio, o in una caserma, col fine di tenere a bada per un certo numero di ore i giovani; perde ogni fine formativo».
(Luigi Einaudi, Il Corriere della Sera, 21 aprile 1913).

I docenti dell’ I.C. “2 Don Bosco – Verdi” di Qualiano, riunitisi in assemblea il 31 ottobre 2012, esprimono grave preoccupazione, indignazione e profondo dissenso nei confronti delle scelte politiche del Ministro Profumo e più in generale del Governo fortemente punitive verso la scuola pubblica, caratterizzate da tagli di risorse e personale, attuati in forme diverse e non sempre trasparenti, nonché da una martellante svalutazione della professionalità e della libertà di insegnamento.

L’assemblea dei docenti qui riunitasi esprime netta contrarietà ai seguenti provvedimenti all’ordine del giorno dell’agenda politica del Governo italiano:
Ddl 953 ex Aprea, il progetto di riforma degli organi collegiali che restringe gli spazi di democrazia, aprendo la strada all’autonomia statuaria di ogni singola scuola, la conseguente messa in discussione di un sistema nazionale pubblico dell’istruzione e la pericolosa accelerazione sul ruolo dei soggetti privati che avranno la possibilità di entrare a far parte degli organi collegiali e in ragione del loro finanziamento esterno di influenzare nella sostanza il Piano di Offerta Formativa.

Il Decreto Stabilità che aumenta l’orario di lavoro settimanale da 18 a 24 ore, con 6 ore in più non retribuite, costituisce un provvedimento sbagliato e iniquo, in quanto, in assoluto spregio al diritto e alla Costituzione della Repubblica. Altresì, effettuare la prestazione lavorativa nella scuola non vuol dire solo svolgere ore di lezione frontali, ma spendere la propria professionalità anche nella preparazione delle medesime, nella predisposizione e nella correzione dei compiti in classe, nei ricevimenti delle famiglie, nella programmazione e nelle attività collegiali. Occorre disapprovare il suddetto Decreto dal momento che l’aumento dell’orario di lavoro non si tradurrà in un incremento delle ore di lezione impartite in una singola classe (che anzi sono state notevolmente diminuite dalla Riforma Gelmini), ma in un numero maggiore di classi per singolo docente, il che tenderà a indebolire l’aspetto relazionale della didattica, a spersonalizzarla e ad allontanarla dalle esigenze e dai bisogni dello studente, che invece sarebbe doveroso valorizzare nella sua individualità. L’effetto di questo provvedimento sarà devastante in termini sociali: se il nostro orario aumenterà di un terzo, una cattedra su quattro sarà assorbita da chi già lavora; secondo alcune stime si perderanno circa 30 mila posti di lavoro; i giovani insegnanti, che lavorano da anni come supplenti reclutati dalle Graduatorie ad Esaurimento e assicurano con la loro professionalità e la loro competenza il regolare andamento dell’anno scolastico, vengono ora tagliati come rami secchi, senza considerare che si tratta di abilitati vincitori di concorso, titolari in alcuni casi di dottorati di ricerca e di master; il massacro è dunque sociale, generazionale e cognitivo, ciò che la nostra comunità repubblicana non può permettersi in questo momento di gravissima crisi economica.

Il blocco degli scatti di anzianità (con perdita dal 2006 del 25% del potere d’acquisto ) e la mancata firma dei contratti di lavoro, scaduti da anni, e il blocco dell’indennità di vacanza contrattuale

L’abolizione della clausola di salvaguardia sulla tassazione del trattamento di fine rapporto introdotta nel 2007. Dopo la riforma dell’Irpef del 2006, che in alcuni casi avrebbe aggravato l’imposizione fiscale sulle liquidazioni, il governo concesse ai contribuenti la facoltà di optare per la tassazione secondo le vecchie regole, cioè in base alle aliquote e agli scaglioni precedenti, se questo regime fosse stato per loro più favorevole. Da gennaio 2013 tutto ciò non sarà più possibile.

Il recente concorso indetto senza aver prima affrontato i problemi di tutti coloro che sono già abilitati all’insegnamento e che costituisce solo un grande spreco di risorse considerato l’esigua disponibilità dei posti, 12.000 nel corso di due anni.

Divieto monetizzazione delle ferie dei supplenti  (art. 5 D.L. n. 95/2012 –spending review)

Riteniamo, altresì, che la Scuola debba ricominciare a vivere da protagonista elaborando un progetto educativo nazionale nuovo, che guardi al futuro, senza paura e che rinnovi, assicurandone l’affermazione, l’idea stessa di scuola pubblica. Un progetto dove si investa e non si tagli in risorse umane e finanziarie.

Pertanto, noi sottoscritti Docenti del I.C. “2 Don Bosco – Verdi” di Qualiano , nella piena consapevolezza dei nostri diritti, delle nostre prerogative in ambito pedagogico-didattico e, soprattutto, della nostra DIGNITA’, rifiutiamo con forza la politica governativa sulla Scuola in generale e qualsiasi tentativo di cercare, in queste ultime ore, le risorse finanziare necessarie per pareggiare i conti ancora una volta nel comparto Scuola.

È in gioco la dignità dell’insegnante, la civiltà del lavoro, il bene comune della scuola e il ruolo della cultura nella società. I docenti dell’IC “2 Don Bosco – Verdi” di Qualiano sono donne e uomini liberi che difenderanno tutto questo.

Qualiano (Na), lì 31 ottobre 2012

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