Mozione del Collegio dei Docenti dell’ITIS “E. Fermi” di Roma

29 Nov

“Gli insegnanti, il cui orario settimanale è andato via via aumentando, sono diventati delle “macchine per vendere fiato”. Ma “la merce “fiato” perde in qualità tutto ciò che guadagna in quantità. Chi ha vissuto nella scuola sa che non si può vendere impunemente fiato per 20 ore alla settimana. La scuola a volerla fare sul serio logora. E se si supera una certa soglia nasce una “complicità dolorosa ma fatale tra insegnanti e studenti a far passare il tempo”. La scuola si trasforma in un ufficio, o in una caserma, col fine di tenere a bada per un certo numero di ore i giovani; perde ogni fine formativo”. (Luigi Einaudi, Il Corriere della Sera, 21 aprile 1913)

 

Il Collegio dei Docenti dell’ITIS “E. Fermi” di Roma

valuta che le disposizioni contenute nell’art. 3 della bozza della Legge di Stabilità 2013

  • renderanno intollerabile il carico di lavoro degli insegnanti in servizio;
  • peggioreranno la qualità dell’offerta formativa;
  • dissiperanno un vasto bagaglio di professionalità penalizzando colleghi precari e non;

denuncia che il disegno di legge di stabilità avanzato dal Governo

  • è l’ennesimo pesante “sacrificio” imposto a una categoria di dipendenti statali già umiliata da uno stipendio tra i più bassi dell’Unione Europea, dal blocco degli scatti di anzianità e dalla vacanza contrattuale;
  • è la dimostrazione di una scarsa conoscenza del carico di lavoro connesso alla professione docente, che va già ben al di là delle 18 ore di lezione frontale;
  • è in macroscopica contraddizione con il concomitante bando di concorso per il reclutamento di circa 12.000 nuovi insegnanti.

 

Pertanto, rifiuta:

  • l’incremento dell’orario di servizio di 6 ore settimanali previsto dal menzionato art. 3;
  • il conseguente taglio degli organici di circa trentamila unità, per un terzo indirizzato alla didattica di sostegno;
  • la logica che vede ancora una volta la scuola come un serbatoio destinato ai tagli di spesa, dal quale in 3 anni sono stati prelevati 8 miliardi di euro e al quale vengono destinati 2 punti percentuali di P.I.L. in meno della media europea;
  • la logica che vede ancora una volta il personale della scuola chiamato a pagare un costo fra i più elevati nell’attuale situazione economica.

 

Decide di mantenere uno stato di agitazione fino allo stralcio dell’art. 3 del disegno di legge di stabilità 2013 e

eventualmente per tutto l’anno scolastico.

 

Delibera per tale periodo:

  • l’astensione dalle nuove adozioni dei libri di testo
  • la sospensione delle attività aggiuntive che prevedano introiti economici ad altre categorie quali visite o viaggi di istruzione
  • l’attivazione della sola “didattica essenziale”.

 

Lungi dal voler danneggiare l’attività didattica, i docenti si impegnano ad adempiere professionalmente a qualsiasi obbligo di servizio previsto dalle vigenti norme giuridiche e contrattuali.

 

L’adozione di queste iniziative non deve essere interpretata come un ulteriore contributo allo smantellamento della scuola pubblica ma:

  • come un chiaro segnale di un gravissimo stato di sofferenza di coloro che da anni operano nella scuola e che continueranno ad offrire a studenti e famiglie una scuola pubblica accogliente e di qualità, caratteristiche che, in questo frangente, sono gravemente minacciate;
  • come un tentativo meditato e ragionevole per riportare l’attenzione sulla necessità di investire nella scuola, nella conoscenza e nella cultura.

 

Proprio per questo, vengono sospese attività di cui i docenti ben conoscono l’importanza ai fini di un arricchimento dell’offerta formativa, ma che non compromettono il regolare percorso didattico.

 

Approvata dal Collegio docenti, del 26 ottobre 2012, con 80 favorevoli, 9 astenuti, 8 contrari

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