Lettera ai genitori da un gruppo di docenti e personale ATA dell’ITCL Lucio Lombardo Radice di Roma

14 Dic

Cari genitori,

siamo consapevoli che ogni nostra mobilitazione o forma di protesta che coinvolge la scuola si muove su un terreno difficile: se da un lato è rivolta a tutelare le condizioni minime di dignità del lavoro e di qualità della formazione, dall’altro finisce inevitabilmente per aumentare il disagio per gli studenti.

Nel nostro istituto è in corso una riflessione tra docenti e operatori ATA per ridurre al minimo questo disagio, sapendo tuttavia che proprio in fasi come questa gli studenti possono conquistare maggiore autonomia e senso critico, comprendendo la complessità della crisi di una società che si deve sviluppare a partire dalla memoria delle conquiste sociali raggiunte.

Gli studenti sono i primi a subire i maggiori danni a causa del ridimensionamento progressivo delle risorse destinate alla scuola pubblica. Gli ultimi interventi del governo sulla scuola hanno riguardato la riduzione drastica del Fondo d’istituto (con conseguente ridimensionamento delle attività pomeridiane) e la scelta di stanziare i finanziamenti alle scuole paritarie private (223 milioni). La qualità della scuola era già stata duramente compromessa dai tagli alle risorse subiti negli ultimi decenni (nel solo triennio 2009-2011 sono stati fatti tagli per oltre 8 miliardi di euro), questo governo sta procedendo nella stessa direzione.

Per il momento, siamo riusciti a bloccare il disegno di legge che introduceva la partecipazione di soggetti privati agli organi di autogoverno della scuola e prevedeva la possibilità di finanziamenti privati come supporto essenziale per il piano di offerta formativa. Un disegno di legge che avrebbe indebolito gravemente l’autonomia della scuola statale.

Per il momento, siamo anche riusciti a bloccare l’aumento dell’orario di lavoro a parità di salario che avrebbe prodotto delle inevitabiliricadute negative sulla qualità del lavoro svolto. L’intervento del governo era rivolto a portare l’orario di lavoro frontale dalle attuali 18 ore a 24 ore settimanali, incrementando di conseguenza il numero delle classi e degli studenti per ciascun docente. Apparentemente un incremento di sole 6 ore. In realtà, le 6 ore di lavoro frontale aggiuntivo in classe avrebbero comportato almeno altre 6 ore di lavoro sommerso, in totale uteriori 12 ore settimanali. I docenti sono stati accusati di corporativismo, perché la loro opposizione all’intervento del governo avrebbe impedito di recuperare risorse per migliorare la qualità della scuola. I docenti, in realtà, si sono opposti al definitivo sfascio della scuola pubblica.

Le risorse risparmiate con l’aumento del 33% dell’orario di lavoro sarebbero state utilizzate per migliorare la qualità? L’effetto sarebbe stato ben altro. Se, ad esempio, un docentededica oggi un certo numero di ore di lavoro pomeridiano (sommerso) a 90 studenti è evidente che, portando il numero degli studenti a 120 (+33%), il tempo dedicato a ciascuno studente si sarebbe ridotto in proporzione. Senza contare la perdita di migliaia di posti di lavoro per i docenti precari e la conseguente distruzione di risorse formative, esperienze e competenze, costruite in anni di lavoro, proprio quando si dichiara di voler risparmiare risorse.

Con questa lettera vorremmo anche sfatare alcuni luoghi comuni.

I docenti lavorano soltanto 18 ore e hanno troppe ferie? Assolutamente falso, i docenti italiani hanno un carico settimanale di ore di lezione in linea con la media europea. Gli studenti svolgono lo stesso numero di giorni di lezione (circa duecento) ed hanno lo stesso numero di settimane di vacanza, cadenzate in modi differenti nel corso dell’anno (circa undici, o nove se si tengono gli esami). In quasi tutti i paesi europei si parla di “unità orarie” e non di ore effettive (di 60 minuti). Un insegnante tedesco può svolgere 22 unità orarie a settimana ma si tratta di “unità orarie” di 45 minuti, quindi 16,5 ore effettive a settimana. Gli insegnanti italiani sono in classe per un maggior numero di ore rispetto ai loro colleghi francesi, austriaci, finlandesi e belgi. In realtà, considerare come tempo di lavoro dei docenti soltanto quello frontale svolto nelle classi equivale a misurare il lavoro degli avvocati con la loro presenza negli uffici giudiziari, oppure degli ingegneri soltanto con la loro presenza in cantiere. Tutti gli studi più accreditati valutano il monte ore annuale medio superiore alle 1.700 ore, in pratica una media di circa 40 ore settimanali.

La percentuale della spesa pubblica italiana destinata all’istruzione è passata dal 25,7% del 1980 al 20% nel 2009. In Italia si spende meno per la formazione rispetto ad altri paesi dell’Unione Europea ed alla media OCSE (al 31mo posto su 32, fonte: Education at a Glance 2012: OECD Indicators).

Durante questi ultimi anni di crisi, 24 Paesi su 31 hanno incrementato la spesa per l’istruzione. L’Italia, invece, è al secondo posto tra quelli che hanno tagliato di più (dopo l’Estonia).

Il problema vero è che la formazione non può essere gestita in un’ottica meramente contabile. La spesa per la scuola non è un costo, ma un investimento nel futuro delle nuove generazioni.

Sappiamo bene che la scuola è una delle condizioni essenziali per costruire un futuro migliore per i nostri figli, soprattutto nella situazione di crisi generalizzata che sta mettendo a dura prova anche il nostro paese. Sappiamo anche che lo stato sociale non è un lusso da sacrificare nei momenti di crisi; la gestione delle istituzioni pubbliche può e deve essere migliorata, ma soprattutto oggi è propriolo stato sociale che costituisce la base minima per affrontare e superare la crisi. Ridimensionare lo stato sociale, con tagli sulla scuola, la sanità, le pensioni, aggrava la crisi. Così come è stato riconosciuto persino dal Fondo monetario internazionale.

Siamo per una società che vuole crescere ed andare avanti, ma senza investimenti nella scuola, senza assumere la qualità della formazione come cardine del futuro delle nuove generazioni, non potrà esserci che ulteriore crisi e degrado.

 

Un gruppo di docenti e personale ATA dell’ITCL Lucio Lombardo Radice di Roma

Roma, 12 dicembre 2012

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