Letterina a Babbo Natale dell’IC Belforte del Chienti

18 Dic

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Caro Babbo Natale,

è molto tempo che non ti scrivo più, mi avevano detto molti, moltissimi, anni fa che tu non esistevi, insomma che eri un imbroglio, una bugia.

Quest’anno, con la riforma, la mia scuola media è un Istituto Comprensivo, ossia ci sono anche le elementari. Ho parlato con alcuni bambini della Palatucci, loro mi hanno detto che invece esisti, eccome. Loro giurano che quando ti scrivono la letterina i regali arrivano sempre, e proprio quelli giusti.

Io non ne sono proprio convinto, ma mi fido dei bambini.

Allora, caro Babbo Natale, nella mia scuola hanno ancora ridotto i fondi, dicono che c’è la crisi e i soldi non bastano, per cui ce ne mandano sempre di meno in questi ultimi anni.  Però alla televisione e sui giornali dicono che molti soldi vengono spesi in altri modi, comprano cacciabombardieri, qualcuno ha stipendi altissimi e pensioni che chiamano ‘d’oro’.  Hanno detto che un bambino ogni dieci ha genitori che hanno la metà della ricchezza di questo paese.

Allora, caro Babbo natale, potresti pensare a quei nove bambini su dieci che hanno i genitori che sono o rischiano di diventare disoccupati, o hanno stipendi bassi oppure bassissimi?

Inoltre potresti, caro Babbo Natale, far cambiare strada ai soldi che vengono sperperati e rubati da chi sai tu e farli avere alla Sanità e alla scuola pubblica?

Lo so, forse questo non è un compito da Babbo Natale o magari neanche della Befana. Rileggendo la letterina dovrei spedirla ai politici italiani, magari fargli promettere, prima delle elezioni tra 60 giorni, di darsi da fare e risolvere questi problemi.

Ma, forse, anche questo non basta, lo hanno promesso anche le volte precedenti.

Allora, quasi quasi, visto che non ci pensa nessuno, la mando a tutti i genitori e agli insegnanti.

Caro genitore e caro collega, per il prossimo anno io mi impegno a lavorare nella scuola con più impegno, cercherò di essere un buon professore, perché è il mestiere che ho scelto: sono andato all’università, ho lavorato come precario, ho vinto il concorso e ho avuto la cattedra.

Ti prometto che mi impegnerò ancora di più, con tutti i miei colleghi, in classe per fare una scuola di qualità.

Ti prometto che mi impegnerò ancora di più con tutti i genitori dei miei alunni.  Tutto questo perché i miei studenti sono i loro figli e noi, genitori e insegnanti della scuola statale, siamo gli unici rimasti dalla parte dei nostri ragazzi.

Un abbraccio a tutti voi.

p.s. oh scusa, un abbraccio anche a te caro vecchio Babbo natale.

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