Tre passi avanti e uno indietro: l’autunno di lotte nel movimento della scuola

6 Gen

precari-scuoladi Francesco Cori – Coordinamento Precari della Scuola

L’autunno 2012 ha rappresentato per il coordinamento precari scuola di cui faccio parte un periodo di lotte incessanti ed esponenziali contro le feroci politiche neoliberiste di smantellamento e distruzione della scuola pubblica italiana portate avanti dal Governo Monti e, nello specifico, dal ministro dell’istruzione Francesco Profumo. Il cinico disprezzo nei confronti di chi lavora nel mondo della scuola  è apparso a noi precari distintamente nel momento in cui il Ministro della Pubblica Istruzione Francesco Profumo ha pubblicizzato il Concorso truffa  presentando la proposta come un opportunità di lavoro per le giovani generazioni. Il paradosso dell’indizione di un concorso della scuola di fronte ad una totale mancanza d’investimenti nel settore, anzi con un proseguimento ed un accelerazione della politica di tagli portata avanti dal Governo, ci è apparso da subito nella sua reale portata: consapevoli del fatto che le manovre di austerity combinate con l’aumento dell’età pensionabile avrebbero reso impossibile lo scorrimento delle graduatorie e la conseguente immissione in ruolo dei precari, dal ministero dell’istruzione hanno pensato bene di cominciare la demolizione dei diritti acquisiti da questi ultimi indicendo un concorso per un numero di posti estremamente esiguo. Abbiamo capito da subito che il concorso era uno strumento per gestire una politica di tagli che sarebbe andata avanti anche in futuro.
La risposta del movimento dei precari della scuola si è fatta sentire forte ed incisiva con un presidio al ministero il 4 settembre e con una manifestazione nazionale indetta il 22 settembre di quest’autunno a cui hanno partecipato più di diecimila precari della scuola. Forte è stata anche la pressione sulle forze politiche, in particolare sul Pd che sosteneva la maggioranza, ma da questo partito non si è avuta alcuna azione incisiva per frenare l’attacco che si è compiuto nei nostri confronti. Il 23 settembre usciva il Bando di concorso.
Come coordinamento precari scuola non abbiamo avuto neanche il tempo di metabolizzare l’atto di arroganza attuato dal Governo nei nostri confronti poiché nel frattempo si abbattevano su di noi e sull’intero mondo della scuola due tegole ancora più preoccupanti ed insidiose di quanto non lo fosse il concorsaccio: l’aumento dell’orario di lavoro di un terzo (da 18 a 24 ore di lezione frontali) ed il progetto di privatizzazione della scuola (noto come legge ex aprea) che si discuteva in Parlamento con l’appoggio anche del Partito democratico. Sostenendo attivamente le mobilitazioni che spontaneamente nascevano nelle scuole di Roma abbiamo contribuito in maniera determinante a far nascere il coordinamento delle scuole di Roma sforzandoci d’interconnettere le mobilitazioni dei precari con quelle dei colleghi di ruolo e con il crescente movimento studentesco che si allargava di giorno in giorno sul no alla privatizazione della scuola. A fine ottobre abbiamo costruito lo spezzone della scuola al no-monti day, sabato 10 novembre abbiamo indetto  una manifestazione cittadina a cui hanno partecipato più di 20000 persone tra personale della scuola, genitori e studenti. Per la prima volta abbiamo visto una grande massa di studenti manifestare il sabato pomeriggio, segno di una maturità e di una consapevolezza dei problemi da parte del movimento studentesco che va colta e valorizzata. Le grandi manifestazioni del 14 e del 24 novembre hanno chiuso questo ciclo di lotte con un crescente protagonismo del movimento studentesco con il quale abbiamo sempre collaborato francamente anche durante l’odioso tentativo di repressione messo in atto dal Governo il 14 ottobre.
Complice in parte anche la vicinanza della scadenza elettorale il movimento della scuola ha ottenuto due importanti risultati dal punto di vista pratico, almeno nell’immediato: il ritiro della legge sull’aumento dell’orario di lavoro degli insegnanti e della legge sulla privatizzazione della scuola. Ma il risultato più importante che abbiamo conseguito, seppure solo in parte, è dato dall’inizio di un confronto tra gli insegnanti di ruolo e quelli precari nonché tra gli insegnanti nel loro complesso ed il movimento studentesco. Si tratta di un percorso che abbiamo solamente avviato e che ci si presenta ancora carico di contraddizioni: spesso gli insegnanti richiedono agli studenti una partecipazione alle loro lotte ma poi, quando il movimento studentesco decide di portare avanti il conflitto secondo le proprie modalità (occupazioni,etc.) si apre un conflitto con il corpo docente, d’altro canto, a volte riscontriamo dei limiti di autoreferenzialità ed accentramento esclusivo su di sé da consistenti settori del movimento studentesco. Per non parlare, poi, della separazione storica tra precari della scuola e colleghi di ruolo. Sentendoli parlare dei loro rispettivi problemi a volte sembra come se non si sentissero di appartenere ad una medesima classe sociale massacrata in egual misura dalle politiche degli ultimi quindici anni sulla scuola.
E’ forse stata l’incomprensione reciproca degli interessi comuni quella che non ha fatto scattare una più profonda solidarietà da parte dei colleghi di ruolo nella prova del concorsone, ma anche, forse, un limite di noi precari, che, stanchi da due mesi ininterrotti di lotte non siamo riusciti a generalizzare in tutte le scuole le assurdità e le umiliazioni che nei nostri confronti venivano portate avanti. La vittoria o la sconfitta di un movimento in difesa di un bene pubblico quale l’istruzione o la sanità risiede interamente nella capacità di realizzare un concreto meccanismo di solidarietà tra le componenti della scuola che si deve concretizzare nella lotta. Condividere le lotte degli altri come nostre, riconoscere la specificità di una vertenza avendo contemporaneamente la capacità d’inglobarla poi in un movimento di lotta generale rappresenta un passaggio concreto verso quel processo di riappropriazione democratica della scuola e di difesa dell’istruzione pubblica che prefigura il nostro modello d’educazione nel futuro.
La frammentazione e l’isolamento di tutte le componenti della scuola rappresenta il migliore alleato per quelle politiche di demolizione dell’istruzione pubblica portate avanti dalle classi dirigenti italiane negli ultimi anni. Il movimento della scuola è in buona parte consapevole del fatto che l’attacco generale sferrato dalla BCE e dalle politiche di austerity, accantonato in parte a ridosso delle elezioni, riprenderà con forza con l’avvio della nuova legislatura. E’ per questa ragione che in seguito all’assemblea del 16 dicembre a Roma abbiamo deciso d’indire una manifestazione nazionale a Roma per il 2 di Febbraio contro le politiche di austerity ed in difesa dello Stato sociale su scuola, sanità ed acqua pubblica.
Chiunque si candida alle elezioni deve sapere che non ci siamo affatto fermati, che non accetteremo passivamente tagli, concorsi inutili, licenziamenti di massa nella scuola e nella sanità e che, al contrario, rivendichiamo per questi settori un forte investimento pubblico associato ad un processo di estensione della democrazia e di partecipazione nella gestione di questi servizi.

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